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The Blood of Dawnwalker: il limite di tempo era molto più severo

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The Blood of Dawnwalker ha diviso i giocatori per via della sua meccanica del tempo, una restrizione che aggiunge una buona dose di pressione a ogni scelta e a ogni missione del gioco di ruolo. Eppure, a sentire gli sviluppatori di Rebel Wolves, prima del lancio la situazione era parecchio più dura. Il sistema è stato infatti ribilanciato proprio per paura che i giocatori si lamentassero troppo della sua severità.

A spiegarlo è il director Konrad Tomaszkiewicz, un nome che chi ama i giochi di ruolo conosce bene visto il suo passato in CD Projekt Red e il lavoro su The Witcher 3. Durante le prime fasi di sviluppo il limite temporale era molto più rigido. Poi, dopo la presentazione ufficiale del gioco, i fan hanno cominciato a esprimere dubbi sulla difficoltà eccessiva di questo aspetto, e lo studio ha deciso di correre ai ripari.

The Blood of Dawnwalker: una prima versione molto più severa

Il racconto di Tomaszkiewicz è piuttosto chiaro. “All’inizio avevamo un tempo più limitato ed era più difficile finire il gioco” ha ricordato il director. “Ma dopo tutte quelle voci, ancora prima dell’uscita, abbiamo capito che poteva diventare un problema e abbiamo ribilanciato il sistema in questo modo, per dare alle persone un margine e non farle sentire sotto pressione.”

Il prologo è rimasto sostanzialmente invariato. A cambiare è stato tutto il resto, cioè il cuore dell’avventura di The Blood of Dawnwalker, perché lo studio temeva che la gente si sarebbe lamentata troppo di un’esperienza giudicata eccessivamente restrittiva. Una scelta dettata quindi dall’ascolto della community, arrivata prima ancora che il gioco finisse nelle mani del pubblico.

Quanto era più dura la versione originale? “Parecchio”, stando alle parole dello stesso Tomaszkiewicz. “Bisognava pensare a tutto con ancora più attenzione. Ma abbiamo iniziato a parlare con Mateusz e con il resto del team di quello che volevamo ottenere, e ci siamo resi conto che non volevamo trasformarlo in un minigioco. Volevamo trasmettere al giocatore le sensazioni e le emozioni giuste all’interno della storia principale.” Il riferimento è a Mateusz Tomaszkiewicz, creative director del progetto.

Le polemiche, la prima mod e il futuro della serie

Il punto, per il director, è tutto nella funzione narrativa del sistema. “Questo è lo scopo della storia principale, non creare una sfida” ha precisato. Una visione che spiega bene perché Rebel Wolves abbia preferito ammorbidire la restrizione temporale invece di lasciarla com’era in origine.

Nonostante la semplificazione, però, la meccanica continua a far discutere. La prova più evidente arriva dal mondo del modding. La prima e più importante mod realizzata per The Blood of Dawnwalker interviene proprio sul limite di tempo e lo rielabora completamente, segno che per molti giocatori si tratta di una caratteristica decisamente scomoda.

Lo stesso Tomaszkiewicz ha lasciato intendere che nei futuri sequel la funzione potrebbe sparire del tutto, o quantomeno cambiare nel suo funzionamento. Nel frattempo per il gioco è previsto un nuovo aggiornamento in arrivo il mese prossimo, e non è escluso che qualche ritocco al sistema del tempo possa arrivare già in quell’occasione.

Fonte: TecnoAndroid

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