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Apple Vision Pro come i primi computer secondo Ternus

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Apple Vision Pro resta un oggetto strano dentro il catalogo di Cupertino, un prodotto che non ha mai avuto i numeri dell’iPhone o dell’iPad e che continua a rivolgersi a una nicchia ristretta, eppure John Ternus lo descrive come il punto di partenza di un cammino molto più lungo, paragonabile a quello dei primi personal computer. Il visore non ha sfondato, questo è chiaro, ma in Apple la lettura della situazione è diversa da quella che circola fuori.

Il tema è emerso durante una lunga intervista concessa a Mouloud Achour per Clique TV, dove la domanda è arrivata secca: Vision Pro va considerato un esperimento, un insuccesso oppure il primo passo verso il futuro dell’informatica? Ternus, indicato come CEO di Apple, non ha girato intorno alla questione e ha definito il prodotto “un dispositivo straordinario”, spostando però subito il ragionamento su un orizzonte temporale molto più ampio di quello a cui siamo abituati quando si parla di elettronica di consumo.

Il paragone con i primi computer

Le parole usate sono piuttosto esplicite. “Per me Vision Pro è un dispositivo straordinario, davvero straordinario. Ma lo considero un po’ come i primi computer: siamo all’inizio di un lungo viaggio. Se pensiamo a quegli anni, le persone trovavano di volta in volta nuovi motivi per usare il computer, cose che prima non erano possibili. Il Mac, ad esempio, ha reso possibile il desktop publishing, che poi è diventato molto importante in quel settore. Oggi con Vision Pro vediamo certamente gli early adopter che lo amano e lo utilizzano”.

Il riferimento al desktop publishing non è casuale. Racconta di una macchina che all’inizio sembrava una curiosità costosa e che poi ha trovato la sua ragione d’essere in un ambito professionale preciso, cambiando le regole di un intero comparto. La scommessa, secondo questa logica, è che qualcosa di simile possa accadere anche al visore, con gli utilizzi che emergono poco alla volta invece di arrivare tutti insieme al lancio.

Chirurghi e set cinematografici, i primi usi concreti

Gli esempi citati da Ternus non sono generici. Il primo riguarda il settore medico: alcuni chirurghi hanno cominciato a indossare Vision Pro durante gli interventi, perché avere l’interfaccia direttamente nel campo visivo può risultare più comodo rispetto a un monitor fisico piazzato di fianco al tavolo operatorio. Sembra un dettaglio, ma in sala operatoria la posizione di uno schermo e il movimento della testa contano parecchio.

Il secondo esempio arriva dal cinema. Il visore viene già impiegato in alcune fasi della produzione, in particolare per lo sviluppo e la visualizzazione dei set, cioè per capire come apparirà un ambiente prima ancora di costruirlo davvero. Anche qui si parla di ambiti verticali, di professionisti che hanno un problema specifico e trovano nella realtà mista una risposta pratica.

Nessuno di questi scenari, va detto, avvicina Vision Pro allo status di prodotto di massa. Probabilmente non lo diventerà mai, almeno non in questa forma e a queste condizioni. Ma sono esattamente il tipo di applicazioni su cui Apple sembra intenzionata a lavorare nei prossimi anni, costruendo un ecosistema di usi professionali invece di inseguire i volumi.

Fonte: TecnoAndroid

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