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Una richiesta di blocco alle importazioni rischia di pesare sulle vendite degli smartphone di Apple, Samsung e Google negli Stati Uniti, e a muoverla è una società americana molto meno nota dei tre colossi coinvolti. Si chiama BoomCloud 360, sviluppa soluzioni avanzate per l’audio, e ha chiesto alle autorità commerciali statunitensi di fermare l’ingresso e la commercializzazione dei dispositivi delle tre aziende sul mercato americano. Alla base della richiesta ci sono presunte violazioni di brevetti legati al suono, come riportato in una nota ufficiale della Commissione per il commercio internazionale degli Stati Uniti, la Usitc.
Il nodo della vicenda riguarda due filoni tecnologici precisi. Il primo è l’audio spaziale, cioè quella funzione ormai diffusissima che rende l’ascolto più avvolgente e tridimensionale, come se il suono arrivasse da punti diversi dello spazio intorno a chi indossa cuffie o auricolari. Il secondo riguarda i sistemi che migliorano la qualità sonora appoggiandosi alla rete cloud. Secondo BoomCloud 360 si tratta di tecnologie proprietarie, utilizzate dai tre marchi senza alcuna autorizzazione.
Non solo telefoni, il rischio si allarga a cuffie e smart tv
La contestazione è più ampia di quanto il titolo della disputa lasci intendere. Il potenziale blocco non riguarda soltanto i telefoni, ma una fetta consistente dell’elettronica di consumo che passa dagli scaffali americani. Nell’elenco degli apparecchi finiti nel mirino compaiono cuffie, auricolari, altoparlanti domestici e smart tv. In pratica tutto quello che, in un modo o nell’altro, produce suono e integra funzioni di elaborazione audio evoluta. Un dettaglio non secondario, perché il perimetro della richiesta di BoomCloud 360 tocca categorie di prodotto in cui Apple, Samsung e Google hanno investito parecchio negli ultimi anni. L’audio è diventato uno dei terreni di differenziazione più battuti, tanto sugli smartphone quanto sugli accessori venduti insieme, e una limitazione alle importazioni avrebbe conseguenze immediate sulla disponibilità di questi dispositivi negli Stati Uniti.
Le contromosse delle tre aziende e l’indagine aperta
Le tre multinazionali non sono rimaste a guardare. Tutte e tre hanno avviato le pratiche per difendersi e respingere le accuse, ognuna per la propria strada. Apple si è mossa con anticipo rispetto alle altre: il 5 agosto aveva già presentato un’istanza di accertamento di non violazione dei brevetti contro BoomCloud 360, rivendicando il proprio ruolo di, testuali parole, pioniere nella progettazione di prodotti di elettronica di consumo.
Una linea difensiva che punta sulla storia industriale dell’azienda più che sul singolo dettaglio tecnico, almeno in questa fase preliminare. Anche Samsung e Google hanno attivato i rispettivi canali legali per contestare la ricostruzione fatta dalla società che ha presentato l’esposto. La Usitc, dal canto suo, ha già aperto un’indagine per ricostruire la vicenda e capire se le accuse abbiano fondamento. È l’organismo che negli Stati Uniti ha il potere di vietare l’ingresso nel Paese di prodotti realizzati violando brevetti americani, uno strumento che nel settore tecnologico viene usato con una certa frequenza proprio perché può colpire dove fa più male, cioè sulla distribuzione.
Il caso si inserisce in una lunga serie di contenziosi brevettuali che attraversano il mondo della tecnologia mobile, dove le cause tra grandi produttori e società specializzate in singole tecnologie sono diventate quasi una costante. Questa volta il fronte è quello dell’audio spaziale e dell’elaborazione del suono via cloud, due ambiti che negli ultimi anni hanno guadagnato peso commerciale e visibilità nelle schede tecniche dei dispositivi. L’indagine avviata dalla commissione americana stabilirà se la richiesta di blocco potrà tradursi in un provvedimento concreto.
Fonte: TecnoAndroid








