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Neanderthal, una grotta frequentata fino a 46.000 anni fa

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I Neanderthal tornavano nella stessa grotta, generazione dopo generazione, come se quel punto preciso del paesaggio fosse un riferimento impossibile da abbandonare. Poi qualcosa è cambiato. In quella regione la loro presenza si interrompe attorno a 46.000 anni fa, quando la nostra specie prende il sopravvento e occupa gli stessi spazi che per lunghissimo tempo erano stati di qualcun altro.

È una di quelle storie che sembrano piccole e invece dicono moltissimo. Non parliamo di un accampamento improvvisato o di una sosta casuale, ma di un luogo frequentato con insistenza, abbandonato e poi ritrovato, più volte, dagli ultimi gruppi di Neanderthal rimasti in circolazione. Una specie di indirizzo fisso, in un’epoca in cui la sopravvivenza dipendeva dalla capacità di leggere il territorio e ricordarne i punti sicuri.

Una grotta che funzionava come punto di riferimento

Le grotte non erano case nel senso che intendiamo oggi. Erano ripari, magazzini naturali, luoghi dove il freddo mordeva meno e dove si poteva lavorare la pietra o trattare la carne senza l’assillo del vento. Il fatto che un gruppo umano ci torni ripetutamente racconta però qualcosa in più della semplice comodità. Racconta memoria, trasmissione di informazioni, abitudini che passano da una generazione all’altra.

Chi studia questi contesti sa bene quanto sia raro trovare una continuità del genere. Gli strati che si accumulano sul pavimento di una grotta sono come pagine sovrapposte, e ogni passaggio umano lascia il suo segno. Quando quei segni si ripetono per un periodo lungo, significa che il posto aveva un valore riconosciuto, forse legato alla posizione, alla vicinanza con l’acqua o con le rotte seguite dagli animali.

La cosa che colpisce, in questo caso, è la parola chiave della vicenda: ultimi. Perché si tratta degli ultimi Neanderthal di quell’area, i gruppi che hanno chiuso una storia lunghissima prima che il testimone passasse definitivamente ad altri.

Il momento in cui la nostra specie prende il posto

La data che segna la svolta è quella dei 46.000 anni fa. Da quel momento, nella regione, le tracce dei Neanderthal si fermano, mentre Homo sapiens comincia a muoversi negli stessi ambienti. Non è un cambio di scena improvviso come lo immaginiamo nei documentari, con un popolo che scaccia l’altro dalla sera alla mattina. I processi di questo tipo, quando si guardano da vicino, sono sempre più lenti e più sfumati.

Resta il fatto che il risultato è netto. Una presenza scompare, un’altra si installa. E la stessa grotta che aveva ospitato per secoli un tipo di umanità finisce per accogliere quella che poi avrebbe popolato il pianeta intero.

L’estinzione dei Neanderthal continua a essere uno dei nodi più discussi della preistoria. Cambiamenti climatici, competizione per le risorse, gruppi troppo piccoli e dispersi per reggere nel tempo, incroci con Homo sapiens che avrebbero progressivamente diluito la loro identità genetica. Nessuna spiegazione basta da sola, e i siti come questo servono proprio a mettere insieme i pezzi, uno strato dopo l’altro.

Quello che rimane, alla fine, è l’immagine di un ritorno ostinato. Gruppi che attraversano il territorio, si allontanano, poi rientrano nello stesso riparo perché è lì che si sta meglio, perché è lì che si è sempre andati. Finché, poco più di 46.000 anni fa, quel ritorno non si è più ripetuto.

Fonte: TecnoAndroid

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