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Data center USA: 45 progetti bloccati e proteste in 42 stati

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I data center sono diventati il terreno di scontro più caldo degli Stati Uniti, e i numeri raccontano bene la situazione. Tra aprile e giugno del 2026 l’opposizione delle comunità locali ha bloccato o rinviato 45 progetti per un valore complessivo di circa 58 miliardi di euro, secondo i dati raccolti dal gruppo di ricerca Data Center Watch e diffusi lo scorso 21 settembre. Non si tratta di episodi isolati. Trenta assemblee statali hanno già introdotto regole su dove questi impianti possono sorgere e su quante risorse possono consumare, e in diversi casi le comunità si muovono per ottenere moratorie ancora prima che gli sviluppatori presentino la domanda per i permessi.

Dall’altra parte della barricata ci sono gli hyperscaler, che dal 2023 hanno speso oltre 850 miliardi di euro in infrastrutture digitali, con altri 640 miliardi di euro di investimenti previsti solo per il 2026. Una corsa che non accenna a rallentare, mentre sul territorio cresce il malumore.

Data center USA: cosa contestano i residenti

Le ragioni della protesta sono abbastanza concrete: consumo di suolo, inquinamento acustico, elettricità e soprattutto acqua. A luglio del 2026, in un solo fine settimana, sono state organizzate 142 manifestazioni contro i data center dedicati all’intelligenza artificiale in 42 stati diversi. I gruppi di opposizione censiti sono 843, presenti in tutti gli stati americani tranne le Hawaii.

Il nodo ambientale pesa parecchio. Ogni impianto brucia quantità enormi di acqua per raffreddare centinaia di migliaia di acceleratori, e le stime parlano di un consumo che potrebbe arrivare a 600 miliardi di galloni entro il 2030. I colossi del settore ribattono che il problema è gonfiato. Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, sostiene che 38.000 richieste a ChatGPT consumano quanto serve per produrre una mandorla, mentre Microsoft afferma che la sua nuova architettura di data center beve quanto un ristorante. Poi però ci sono i casi come quello emerso a maggio, con un impianto che in un anno e tre mesi aveva prelevato 29 milioni di galloni d’acqua senza che nessuno lo sapesse, fino a quando un calo di pressione nelle tubature non ha insospettito i residenti.

Sul fronte elettrico le previsioni indicano che entro il 2035 i data center assorbiranno il 20% dell’energia consumata negli Stati Uniti. In Virginia un impianto ha provocato un aumento del 76% sulle bollette dei residenti, definito irreversibile, spingendo lo stato a imporre agli operatori di coprire i costi delle infrastrutture di trasmissione costruite esclusivamente per i loro progetti. Altre regioni stanno adottando misure simili e diverse aziende si sono offerte di compensare i rincari.

Turbine a gas e miliardi promessi, il nodo dell’energia autoprodotta

Per aggirare i limiti della rete, molti operatori stanno costruendo centrali proprie. Meta ha firmato un accordo con Entergy Louisiana per 7 GW destinati all’impianto Hyperion, e la utility sostiene che i pagamenti di Meta faranno risparmiare agli altri clienti circa 17 miliardi di euro in vent’anni. Il problema è che la soluzione più rapida e scalabile resta il gas. Colossus 2, il centro di Elon Musk, è finito nel mirino per 59 turbine a gas naturale prive di autorizzazione che hanno rilasciato migliaia di tonnellate di inquinanti in aree del Mississippi abitate in prevalenza da comunità afroamericane. Amazon, dal canto suo, ha ottenuto il via libera per una centrale da 35 turbine autorizzata a emettere 33 milioni di tonnellate di gas serra ogni anno, quantità che la renderebbe la singola fonte di CO₂ più grande degli Stati Uniti.

Chi difende gli impianti parla di necessità assoluta e accusa i comitati di frenare la crescita. Chi protesta risponde di non avere nulla contro l’intelligenza artificiale, ma di chiedere semplicemente un’esecuzione responsabile. Il presidente Trump ha attaccato le comunità contrarie dicendo che «vogliono finire arretrate e povere», lasciando intendere che dietro il movimento possa esserci la Cina. Intanto amministratori locali riferiscono di minacce di morte e colpi d’arma da fuoco legati a questi progetti, mentre gli investimenti complessivi nei data center per l’intelligenza artificiale restano proiettati verso i 27.500 miliardi di euro entro il 2050.

Fonte: TecnoAndroid

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