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Il traguardo è di quelli che pesano. Amazon ha superato il milione di robot operativi nei suoi centri logistici, una cifra che racconta meglio di qualsiasi slogan quanto l’automazione sia ormai entrata nella vita di tutti i giorni dei magazzini. Insieme a questo numero torna però una domanda che molti si pongono da tempo, cioè quale spazio rimarrà al lavoro umano quando le macchine saranno in grado di fare quasi tutto.
Nei magazzini più avanzati dal punto di vista tecnologico la presenza dei robot non sorprende più nessuno. Si spostano tra gli scaffali, smistano pacchi e preparano le spedizioni. Lo fanno con una disinvoltura che solo pochi anni fa sarebbe sembrata poco credibile, quasi da film di fantascienza. Oggi invece è semplicemente la normalità, e la scena di uomini e macchine che lavorano negli stessi spazi è diventata parte del paesaggio della logistica moderna.
Un’evoluzione che divide
Da una parte tutto questo appare come lo sviluppo più naturale per un settore che vive di velocità e precisione. Dall’altra c’è chi vede avvicinarsi, lentamente ma senza sosta, la fine di molte mansioni tradizionali. Il punto è che questa tecnologia ha raggiunto un livello di raffinatezza tale da poter coprire un numero sempre maggiore di ruoli. Non si parla più soltanto di spostare carichi pesanti da un punto all’altro ma di attività sempre più articolate, che fino a poco tempo fa sembravano riservate alle persone.
Eppure non è tutto oro quello che luccica. Il progresso porta con sé vantaggi evidenti e al tempo stesso qualche zona d’ombra che merita attenzione. Ed è proprio questa doppia faccia a rendere il dibattito sui robot nei magazzini così acceso, perché non esiste una lettura sola e definitiva del fenomeno.
Tra gli aspetti positivi c’è sicuramente la sicurezza. Affidare alle macchine i compiti più gravosi significa ridurre il rischio di infortuni gravi per chi lavora, e su questo è difficile trovare qualcuno che non sia d’accordo. Meno sforzi fisici estremi e meno situazioni pericolose rappresentano un beneficio concreto per i dipendenti.
Chi decide il ritmo del lavoro
Il timore però riguarda un passaggio ulteriore. Cosa succederebbe se un giorno fossero le macchine a stabilire il ritmo di lavoro delle persone? E soprattutto, cosa accadrebbe se dopo averlo dettato finissero per soppiantare del tutto gli operatori in carne e ossa? Sono interrogativi che fino a qualche tempo fa potevano sembrare esercizi teorici e che invece oggi hanno un peso molto più reale.
La questione si fa infatti sempre più attuale guardando a quanto sta accadendo proprio nei centri logistici del colosso dell’e-commerce. Il colosso fondato a Seattle ha costruito una flotta che supera il milione di unità, un numero impressionante anche per chi segue da vicino l’evoluzione del settore. Non si tratta di qualche prototipo sperimentale chiuso in un laboratorio ma di macchine operative che ogni giorno contribuiscono a far arrivare i pacchi a destinazione.
E la crescita non sembra destinata a fermarsi. Il gruppo guidato un tempo da Jeff Bezos punta ad ampliare ulteriormente il proprio parco di robot Amazon grazie a nuovi stabilimenti produttivi negli Stati Uniti, che permetteranno di aumentare ancora il numero di macchine al lavoro nei suoi magazzini.
Fonte: TecnoAndroid








