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Intelligenza artificiale, Suleyman: solo il 5% perderà il lavoro

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Solo il 5% degli esseri umani perderà il proprio impiego a causa dell’intelligenza artificiale nell’arco dei prossimi dieci anni. È questa la previsione rilanciata da Mustafa Suleyman, il manager che oggi guida i progetti AI di Microsoft, con un post pubblicato su X il 6 ottobre 2026. Un numero che sulla carta sembra fatto apposta per rassicurare, anche se l’effetto calmante arriva solo a patto di dimenticare quanto il dibattito degli ultimi tempi abbia abituato tutti a immaginare scenari ben più cupi.

C’è poi una curiosità che a Redmond forse non è passata inosservata. MS è la sigla con cui si indica comunemente Microsoft ma corrisponde anche alle iniziali dell’uomo che ne dirige la divisione dedicata all’intelligenza artificiale. Una coincidenza simpatica, niente di più, ma difficile da non notare quando il nome del dirigente e quello dell’azienda finiscono nella stessa frase.

Non è la prima volta che Suleyman prova a misurare l’impatto dell’AI sul mondo del lavoro. Negli ultimi anni ha espresso la sua stima in più occasioni e ogni volta l’ha rivista, aggiustando il tiro man mano che la tecnologia cambiava. L’intervento di questi giorni è soltanto l’ultimo capitolo di una serie di valutazioni che si sono susseguite e corrette nel tempo.

La stima del premio Nobel Daron Acemoglu

La cifra citata dal numero uno di Microsoft AI non nasce da un suo calcolo personale. Suleyman ha infatti ripreso la valutazione di Daron Acemoglu, economista insignito del premio Nobel per l’Economia nel 2024. Acemoglu ha firmato la prima uscita del magazine The Humanist Review, pubblicata alla fine di luglio, ed è proprio da quelle pagine che arriva la previsione poi condivisa sui social dal manager. Il ragionamento è piuttosto lineare. Entro il prossimo decennio l’intelligenza artificiale sostituirà in ambito professionale il 5% degli esseri umani. Una quota limitata, che a una prima lettura suona quasi come una buona notizia per chi teme di vedersi rimpiazzato da un algoritmo. Il problema sta nel fatto che qualsiasi proiezione di questo tipo si scontra con una realtà che si muove a una velocità difficile da prevedere.

Perché le previsioni sul lungo periodo reggono poco

Anche questa stima, come tutte quelle formulate finora sull’argomento, lascia il tempo che trova. Il settore dell’intelligenza artificiale evolve troppo in fretta per essere racchiuso in una valutazione a lungo termine. Basta guardare indietro di poco: meno di quattro anni fa il concetto stesso di chatbot era poco familiare ai più e nessuno poteva immaginare cosa avrebbe innescato l’arrivo di ChatGPT di lì a breve.

Oggi lo scenario è completamente diverso. Esistono agenti capaci di automatizzare attività complesse e tra gli addetti ai lavori c’è già chi parla apertamente di singolarità. In un contesto simile spingersi con lo sguardo fino a dieci anni nel futuro può rivelarsi un esercizio affascinante, ma rischia di restare fine a se stesso, visto che le condizioni di partenza cambiano nel giro di pochi mesi. Il concetto di AI umanista, lo stesso che dà il nome alla rivista su cui è comparsa l’analisi di Acemoglu, è anche il cuore del codice di condotta che il gruppo guidato da Suleyman si è autoimposto di recente. Si tratta di un elenco di 10 linee guida attraverso le quali Microsoft intende evitare le conseguenze potenzialmente catastrofiche di uno sviluppo incontrollato della tecnologia.

Fonte: TecnoAndroid

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