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Si chiama Decisions API ed è il nuovo strumento che OpenAI ha appena rilasciato in beta pubblica per ottenere da un modello di intelligenza artificiale risposte strutturate e tipizzate partendo da testi e immagini. Il dettaglio che salta subito all’occhio riguarda la velocità, perché questo endpoint sarebbe circa 10 volte più rapido della Responses API già disponibile. Sotto il cofano lavora GPT 6 Luna, il modello di ragionamento presentato dall’azienda a settembre 2026.
L’idea di fondo cambia parecchio l’approccio rispetto al classico uso di ChatGPT o delle API standard. Invece di lasciare che il modello ragioni liberamente su un problema, chi sviluppa stabilisce in anticipo le domande e le possibili risposte. Il risultato arriva preciso e pronto da usare direttamente nel codice, senza bisogno di interpretare lunghi testi generati. Una differenza sostanziale, insomma, nel modo di dialogare con l’intelligenza artificiale.
Come è fatta una richiesta e quali domande si possono porre
Ogni chiamata all’endpoint si regge su tre elementi. C’è il modello da utilizzare, che per ora è soltanto GPT 6 Luna, poi un input che può essere testuale o visivo e infine un array di domande accompagnate dalle relative istruzioni. Le risposte tornano in formato strutturato con un nome univoco per ciascuna domanda affiancato alla risposta corrispondente.
I tipi di quesito supportati dalla Decisions API sono tre. Il primo prende il nome di predicate e serve a verificare se una condizione sia vera o falsa restituendo una probabilità compresa tra 0 e 1. Un esempio concreto aiuta a capire meglio il meccanismo. Si invia la foto di un prodotto chiedendo se risulti danneggiato e il modello risponde con un valore come 0,92. Se il numero supera la soglia fissata dallo sviluppatore, l’applicazione può segnalare l’articolo per una revisione manuale.
Il secondo tipo è il choice, in cui il modello seleziona una voce da un insieme fisso di opzioni ognuna corredata da una descrizione. Torna utile per smistare in automatico i messaggi dell’assistenza clienti verso il reparto giusto, che si tratti di fatturazione, spedizioni o supporto tecnico. OpenAI suggerisce di inserire sempre un’opzione di ripiego come “altro” per coprire i casi non previsti.
Chiude il terzetto lo score, che assegna un punteggio su una scala ordinata come può essere la gravità di un problema. Il valore finale è una media pesata sulle probabilità e quindi può collocarsi anche a metà strada tra due livelli definiti, offrendo una valutazione più sfumata.
Quando le esigenze si fanno più complesse la documentazione indirizza verso le Structured Outputs con la Responses API oppure verso il function calling. Restano questi gli strumenti adatti se serve un output con schema JSON personalizzato o se occorre richiamare uno strumento esterno.
Prezzi, privacy e disponibilità
Sul fronte dei costi l’endpoint richiede circa 0,09 euro per milione di token in input. La particolarità sta proprio qui perché si paga soltanto ciò che entra nel modello, mentre cache, scritture e token in output non vengono addebitati.
Per i clienti idonei la Decisions API supporta anche Zero Data Retention e la conformità HIPAA, con elaborazione regionale disponibile negli Stati Uniti e nell’Area Economica Europea. Pensato per chi sviluppa sistemi di classificazione, routing automatico o agenti AI, il servizio unisce velocità, risposte strutturate e costi contenuti. OpenAI prevede di portarlo in disponibilità generale nelle prossime settimane.
Fonte: TecnoAndroid








