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Meta sta sviluppando per Linux una nuova tecnologia di memoria compressa chiamata Compressed RAM, o più semplicemente CRAM, pensata per aumentare la quantità di memoria realmente utilizzabile senza dover passare direttamente dallo storage. L’idea arriva dal lavoro degli ingegneri dell’azienda in un periodo in cui la richiesta di capacità RAM cresce di continuo e i componenti hanno costi tutt’altro che contenuti. La soluzione prova a superare alcuni limiti degli strumenti oggi disponibili, a partire da ZRAM e zswap, affidandosi a una compressione eseguita a livello hardware. L’aspetto forse più curioso riguarda però il comportamento della memoria che ne deriva, accessibile a livello di singola cacheline o perfino di singolo byte, con prestazioni molto simili a quelle della DRAM tradizionale.
Come funziona CRAM e cosa cambia rispetto a ZRAM e zswap
A presentare il progetto è stato Gregory Price, ingegnere di Meta, durante la Linux Plumbers Conference 2026 che si è tenuta a Praga. Buona parte dei componenti software necessari per supportare CRAM si trova già nel mainline Linux, anche se la strada verso un’integrazione completa non è ancora arrivata al traguardo.
La vera differenza rispetto agli approcci già adottati dal kernel Linux sta nel modo in cui viene trattata la memoria compressa. CRAM sfrutta infatti una compressione hardware e non scarica tutto il lavoro sulla CPU. In più la memoria rimane direttamente accessibile e i dati compressi possono essere gestiti a livello di cacheline o di byte.
Il paragone con le tecnologie esistenti aiuta parecchio a inquadrare la novità, soprattutto per chi vuole capire come ZRAM e zswap si occupano della gestione della memoria su Linux. CRAM segue un’impostazione diversa perché interviene sul percorso hardware della memoria invece di limitarsi a rendere più efficiente lo swap attraverso il kernel. Si tratta quindi di un cambio di prospettiva piuttosto netto rispetto a quanto visto finora.
I risultati mostrati sul palco di Praga descrivono prestazioni molto vicine a quelle della DRAM non compressa. Nei test di lettura i dati di sola lettura risultano praticamente allineati alla velocità della memoria tradizionale. Sul fronte delle scritture il quadro è ancora più interessante, visto che CRAM viene indicata come decisamente più rapida rispetto a ZRAM, zswap e allo swap classico.
Il vantaggio più evidente arriva dalle scritture
Il punto di forza di CRAM sta quindi nella possibilità di ampliare la capacità effettiva della memoria senza rinunciare a un accesso veloce ai dati. Il modello si discosta da quello dello swap tradizionale, nel quale le pagine vengono spostate su un dispositivo di archiviazione che ha latenze ben più alte rispetto alla RAM.
Il progetto si colloca poi all’interno di un’evoluzione già avviata nel kernel. Anche le ottimizzazioni introdotte di recente per ZRAM dimostrano come il sottosistema della memoria compressa venga affinato di continuo, con l’obiettivo di ridurre i costi legati a compressione, decompressione e gestione delle pagine.
CRAM però lavora su un piano diverso, perché sposta direttamente sull’hardware il carico della compressione e conserva un accesso molto granulare alle informazioni. Proprio questo dettaglio rende particolarmente significativi i numeri presentati da Meta, soprattutto in uno scenario in cui la memoria principale deve crescere senza introdurre un prezzo paragonabile in termini di prestazioni.
Il progetto comunque è ancora in fase di sviluppo. L’intenzione dichiarata è portare nel kernel principale tutti i componenti necessari, ma non è stata fornita una data precisa per il completamento dell’integrazione. Al momento CRAM rappresenta una direzione tecnica promettente, sostenuta da risultati preliminari che mostrano come la memoria compressa possa avvicinarsi moltissimo al comportamento della DRAM convenzionale.
Fonte: TecnoAndroid








