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PS5 e addio ai dischi: quasi metà dei commenti sarebbe fake

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Quasi la metà dei commenti che hanno accompagnato la protesta contro l’addio ai dischi di Sony non sarebbe opera di persone in carne e ossa. A sostenerlo è una ricerca condotta dalla società Cyabra, secondo cui una fetta enorme di quei messaggi indignati arriverebbe da bot attivati con un obiettivo piuttosto preciso, cioè generare un certo tipo di traffico attorno alla vicenda. Il risultato era dare l’impressione di un malcontento molto più esteso di quanto fosse in realtà.

Il periodo preso in esame coincide con il famoso sciopero degli utenti PS5 organizzato lo scorso agosto. Un’iniziativa che, come ormai noto, non è mai riuscita a coinvolgere abbastanza giocatori da incidere davvero sugli affari della multinazionale giapponese. I numeri dell’analisi parlano di circa mille profili falsi e di un milione di visualizzazioni, sfruttati per spingere la protesta sui social e trascinare dentro l’ondata di risentimento il maggior numero possibile di utenti reali. Una dinamica tutt’altro che nuova, visto che è la stessa alla base di molte strategie di questo genere, dove qualche migliaio di account costruiti a tavolino serve ad accendere la miccia e il resto lo fanno le persone vere.

Uno sciopero che non ha lasciato il segno

Al di là della spinta artificiale, la mobilitazione non ha prodotto risultati apprezzabili. Chi ha aderito sul serio era semplicemente troppo poco numeroso perché Sony avvertisse il peso della contestazione, nonostante dietro ci fossero motivazioni legittime e tutt’altro che campate in aria. La protesta, in altre parole, è rimasta confinata a una minoranza che non è bastata a smuovere l’azienda.

Ed è proprio qui che la ricerca solleva una domanda scomoda. Esiste davvero un movimento pro fisico, oppure gran parte del pubblico è ormai passata con convinzione al digitale, al punto da non interessarsi più delle conseguenze legate a una scelta come quella annunciata dal colosso nipponico? Perché l’abbandono dei dischi non significa soltanto avere meno libertà di scelta. Sul piatto ci sono questioni ben più pesanti, a partire dalla probabile scomparsa dei meccanismi che regolano la concorrenza nel mercato retail.

Lo scenario ipotizzato vede Sony nei panni di un vero e proprio monopolista, con il PlayStation Store trasformato nell’unica piattaforma da cui acquistare i suoi giochi. Con tutto quello che una situazione del genere potrebbe comportare sul fronte della variabilità dei prezzi e della reale convenienza per chi compra, senza più negozi fisici a fare da contrappeso.

Dietro i bot c’è anche una community vera

Il quadro tracciato da Cyabra è senza dubbio preoccupante, ma l’indagine ha avuto anche il merito di far emergere gli sforzi reali dietro la protesta. Non tutto, quindi, va archiviato come rumore di fondo prodotto da account fasulli. C’erano persone vere che hanno aderito alle campagne nel tentativo di portare avanti le proprie posizioni sull’abbandono del formato fisico.

Fonte: TecnoAndroid

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