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Chernobyl: droni riprendono la città radioattiva, ecco la novità

scritto da Niccolò Marrocco 01/09/2019 0 commenti 1 Minuti lettura
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La storia è costellata di tragici avvenimenti, le cui responsabilità sono più o meno riconducibili all’uomo. Sono ormai passati 33 anni anni da uno degli incidenti che ha scosso il mondo, alimentando le paure nei confronti dell’energia nucleare. Il disastro di Chernobyl, causato dall’esplosione del reattore 4 durante dei test del sistema, è costato la vita a migliaia di persone direttamente ed indirettamente.

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La quantità di materiale radioattivo riversato nell’atmosfera la notte del 26 Aprile 1986 è stato la causa di tumori e morti per esposizione diretta alle radiazioni. I primi a perire furono infatti i servizi anti-incendio. In pieno stile sovietico infatti non erano stati informati dei rischi che correvano ad operare nei pressi di un reattore scoperto.

Chernobyl: dalle cause ai giorni nostri, ecco cosa rimane nella città radioattiva

La causa ormai accertata dell’esplosione è il “test di sicurezza” effettuato quella notte, unito ad alcune criticità del reattore stesso. Contravvenendo infatti ad alcune norme di funzionamento si cercò di abbassare il livello di produttività del reattore 4.

Non avendo avuto i risultati sperati si re-inserirono le barre di controllo tentando di aumentare nuovamente la potenza. Così è stato, se non fosse che l’incremento è stato così brusco da superare di gran lunga la capacità del reattore. Uno dei problemi è anche legato alla costruzione dello stesso. Per motivi economici infatti la punta delle barre è realizzata in grafite.

Questo materiale, per una particolare reazione con l’idrogeno contenuto nell’acqua di raffreddamento del reattore ha provocato la tremenda esplosione. Ancora oggi il materiale riversato nell’atmosfera quella notte tormenta i territori circostanti alla “zona di esclusione”.

Un recente studio condotto mediante l’uso di droni equipaggiati con spettrometri ha infatti evidenziato livelli di radioattività altissimi. Nella famosa zona della Foresta Rossa, i risultati sarebbero poi sconcertanti. Il decadimento sarà lunghissimo e durerà ancora millenni. La centrale però è attualmente in fase di dismissione, operazione aiutata dal nuovo sarcofago che cinge il reattore 4.

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Niccolò Marrocco

Appassionato di Tecnologia a 360°. Mi sono avvicinato a questo mondo specializzandomi nell'ambito mobile e droni.

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