Tim, Wind, Tre e Vodafone sono le principali compagnie telefoniche italiane e ogni giorno, nonostante rilascino tariffe sempre più convenienti, trovano escamotage per aumentare gli introiti a discapito dei poveri consumatori. Si parte dalle classiche rimodulazioni delle vecchie tariffe fino all’attivazione di servizi a pagamento.

Le compagnie telefoniche che abbiamo preso in esame non sono solamente Tim, Wind, Tre e Vodafone ma anche gli operatori virtuali che hanno dimostrato proprio che la tecnica di raccogliere soldi in modo “diverso”, rispetto a quello dei piani tariffari, è una tattica consueta e ricorrente che permette alle stesse di sopravvivere. Proprio le rimodulazioni che alle volte hanno dei costi irrisori portano nelle casse delle compagnie molte migliaia di euro. “I gestori le chiamano rimodulazioni per indorare la pillola, tecnicamente sono modifiche economiche al contratto effettuate sempre al limite del lecito e della pazienza dei clienti che – dichiara Emmanuela Bertucci membro dell’Aduc – devono comunque essere informati tramite sms con un preavviso di almeno 30 giorni”. Logicamente la maggior pate degli utenti lascia attivo il servizio senza inviare la classica raccomandata con ricevuta di ritorno, aderendo in questo modo alla rimodulazione e all’aumento indiscriminato della tariffa.

Servizi a pagamento e rimodulazioni le tecniche più usate

Un’altra tecnica molto utilizzata è quella dell’attivazione di oroscopi, servizi a pagamento, chat, suonerie personalizzate e tanto altro che succhiano il credito telefonico e addirittura vengono integrati in bolletta se si ha un abbonamento. Logicamente anche questo è del tutto illecito poiché, una volta attivato un servizio a pagamento anche per “errore”, non è necessario inserire i dati della propria carta di credito ma bensì i soldi vengono scalati direttamente dal credito. Sembra che proprio gli operatori telefonici percepiscano una percentuale sull’attivazione di servizi in abbonamento.

Altro sistema molto utilizzato è quello di far pagare penali in caso di recesso anticipato o cambio operatore con cui è possibile mettere nelle casse migliaia di euro. Per concludere, le compagnie costrette ad abolire il roaming, hanno pensato bene di introdurre una tassa sul servizio “ti ho cercato“, con il quale ogni mese è possibile incassare una piccola somma che moltiplicata per migliaia di persone permette alle compagnie di arricchirsi.