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Un altoparlante che ti guarda. Suona strano detto così, ma è la prima cosa che mi è rimasta in testa quando l’ho acceso: quel piccolo display touch rotondo da 1,8 pollici che si illumina, mostra la copertina dell’album e ti fa capire in un colpo d’occhio cosa sta succedendo. Non un LED o una lucina ma uno schermo vero.
Facciamo un passo indietro però. WiiM è quel marchio che negli ultimi anni si è fatto un nome tra gli appassionati con streamer piccoli e furbi, roba da infilare nel proprio impianto hi-fi per portarlo nell’era dello streaming senza svenarsi. Il WiiM Sound è un’altra faccenda perché è il primo altoparlante tutto-in-uno della casa, quello che non ha più bisogno di un impianto attorno e che va a giocare dritto nel campo dove Sonos e HomePod comandano da anni. Ambizione mica da poco per un debutto.
L’ho tenuto in prova un paio di settimane, prima sulla scrivania del mio ufficio e poi trasferito in salone dove è rimasto. E ammetto che all’inizio ero un filo scettico: sulla carta è tanta roba a un prezzo che per la prima volta con WiiM non fa il solito lavoro di taglio sui listini. Costa quanto i big e la domanda vera è un’altra: se costa come loro, vale come loro? Ci arrivo, ma qualche sorpresa in due settimane salta fuori, una bella e una decisamente meno.
Trovi il WiiM Sound in colorazione nera su Amazon e più sotto lascio anche il link alla pagina ufficiale. Intanto ecco la scheda diretta:
L’apertura della scatola e quella prima impressione
Confezione compatta con cartone spesso e niente fronzoli. WiiM ha imballato tutto con una cura che ai suoi prezzi non è affatto scontata. Dentro trovi la cassa avvolta bene, il cavo di alimentazione e poi lui, il pezzo che non mi aspettavo di trovare così presto tra le mani: il telecomando Voice Remote 2 Lite. Piccolo e leggero, ci sta in una tasca e torna utile parecchio, ma di questo parlo tra poco.
La cosa che mi ha colpito tirando fuori il diffusore dal polistirolo è stata la sensazione di peso, sui 2,5 chili. Non è tanto in assoluto ma per un oggetto di quelle dimensioni comunica subito una cosa: qui dentro c’è materia, non aria. Lo sollevi e senti che non è la solita scatoletta di plastica leggera che vibra al primo basso, c’è densità.
La dotazione a conti fatti è onesta, non generosa fino all’eccesso ma completa perché c’è tutto quello che serve per partire, telecomando compreso, che sul modello base di tanti concorrenti manca del tutto. Manuale striminzito come sempre ormai, ma tanto la configurazione la fai dall’app e il foglietto lo guardi giusto per curiosità. E niente, in cinque minuti sei operativo o quasi perché la prima accensione ti chiede rete Wi-Fi e app e lì il gioco si sposta sullo smartphone.
Design e costruzione: piccolo, denso e bello da vedere sul serio
Ora l’estetica. Il nero opaco è la mia colorazione e devo essere onesto, mi ha conquistato subito. Poi l’ho appoggiato sulla scrivania accanto al monitor e ho capito che ci stava bene davvero, non era solo entusiasmo da unboxing. La scocca è arrotondata, sembra cilindrica ma non lo è del tutto, con quella griglia frontale che copre i driver e protegge l’insieme. Alto meno di venti centimetri e con la base larga il giusto sta ovunque, in camera, su una mensola o sul mobile del salotto.
Il materiale al tatto non è freddo come il metallo ma nemmeno la plastichina economica che ti aspetteresti. Trasmette una qualità percepita alta, di quelle che ti fanno pensare più a un diffusore compatto da audiofili che a uno smart speaker qualunque. La base è antiscivolo e questo lo apprezzi quando alzi il volume: resta piantato lì, non cammina sul mobile.

Sul piano superiore ci sono i comandi touch: volume, play e pausa, avanti e indietro tra le tracce. Sensibili al punto giusto, anzi fin troppo, ma su questo devo tornarci più avanti perché il touch mi ha combinato uno scherzo che non avevo previsto. Sul davanti, incassato a filo, quel display che è il vero biglietto da visita del prodotto e si integra nel design invece di sembrarci appiccicato sopra. Curato.
C’è anche un attacco per il fissaggio a parete se non vuoi tenerlo su una superficie orizzontale. Io non l’ho usato perché il mio scenario era da mobile e da scrivania, ma è comodo sapere che c’è. La sensazione generale insomma è quella di un oggetto pensato bene, sobrio ed elegante senza urlarlo. Uno di quei prodotti che stanno in una stanza senza dare nell’occhio e va benissimo così.
Scheda tecnica
Prima di entrare nel vivo mettiamo giù i numeri. Qui la dotazione è di quelle serie e si vede che WiiM ha voluto caricare bene il primo colpo.
| Specifica | Valore |
|---|---|
| Tipologia | Smart speaker attivo wireless a 2 vie |
| Amplificazione | 100 W di picco, Class D |
| Woofer | 10 cm (4″) a lunga escursione, cono in carta, 50 W |
| Tweeter | 2 × 1″ a cupola in seta, 25 W ciascuno |
| Crossover | Fisso a 2,4 kHz |
| Risposta in frequenza | 50 Hz – 20 kHz (dichiarata) |
| Audio Hi-Res | Fino a 24 bit / 192 kHz, riproduzione gapless |
| Display | Touch a colori rotondo da 1,8″ |
| Correzione ambientale | AI RoomFit (via smartphone, senza kit microfonico) |
| Equalizzatore | Parametrico a 10 bande |
| Wi-Fi | Wi-Fi 6E |
| Bluetooth | 5.3 in ricezione e trasmissione (SBC, AAC, LC3) |
| Ethernet | Sì, 100 Mbps |
| Ingresso analogico | Aux 3,5 mm |
| Streaming | Oltre 20 servizi: Spotify Connect, TIDAL Connect, Qobuz, YouTube Music, Amazon Music, Deezer, Chromecast, Alexa Cast, DLNA, Roon, TuneIn e altri |
| Funzioni extra | Smart Presets, sveglie e routine musicali, home theater Dolby 5.1 (con altri pezzi WiiM) |
| Multiroom / stereo | Sì, coppia stereo TWS e gruppi multiroom |
| Controllo vocale | Via telecomando incluso (Alexa) |
| Telecomando | WiiM Voice Remote 2 Lite, incluso |
| Fissaggio | Predisposizione a parete |
| Dimensioni | 146 × 146 × 193 mm |
| Peso | 2,5 kg |
| Finiture | Nero, Bianco |
| Alimentazione | Rete elettrica |
Cosa c’è dentro: l’architettura acustica
Qui viene il bello perché i 100 watt in classe D da soli non dicono granché. La partita si gioca su come sono distribuiti e su cosa spingono. Dentro c’è un woofer da 4 pollici in carta, quello lungo e a escursione ampia che si porta a casa 50 watt e si occupa dei bassi e di buona parte dei medi. Poi due tweeter da un pollice a cupola in seta, uno per lato e con 25 watt a testa per le alte frequenze. Il taglio tra le due sezioni è fissato a 2,4 kHz.
La cosa interessante è la disposizione con woofer frontale e tweeter laterali, una scelta che punta a creare una scena sonora più larga di quanto il formato lascerebbe immaginare sfruttando le riflessioni della stanza. Sulla carta funziona. Nella pratica, come sempre con questi diffusori mono compatti, la larghezza percepita dipende molto da dove lo piazzi e da quanto lo tieni vicino a una parete. Ci torno nel dettaglio.
Il cono in carta è una scelta che francamente mi piace. È un materiale che tende a dare medi caldi, un po’ vintage nel modo di suonare, meno chirurgico di certe membrane in materiale composito ma più musicale su tante cose. E questo carattere si sente, non è una cassa aggressiva ma un diffusore che ti coccola e a seconda dei gusti può essere un pregio o un limite. Personalmente ci ho fatto pace in fretta.
La griglia frontale protegge i driver e va detto che non colora il suono in modo fastidioso. La struttura densa di cui parlavo prima serve anche a questo: contenere le vibrazioni del cabinet, che su un woofer da 50 watt in un corpo piccolo non è affatto banale. Meno il mobile vibra più pulito arriva il basso e qui il lavoro è fatto bene.
L’app WiiM Home, ovvero il vero motore di tutto
Ok, parliamo di software perché è qui che WiiM gioca la sua carta migliore. L’app WiiM Home disponibile per Android ed iOS è senza troppi giri di parole uno dei migliori software del settore. E te ne accorgi subito dalla configurazione: prendi il telefono, apri l’app, lui trova la cassa, ti fa collegare alla rete e in un paio di minuti stai già ascoltando. Zero attriti e nella mia prova il primo setup è filato liscio, senza intoppi.
Dentro l’app c’è di tutto: gestione delle sorgenti, controllo del volume, gruppi multiroom e soprattutto la parte audio con l’equalizzatore parametrico a 10 bande, i preset e la correzione ambientale. Chi ama smanettare qui trova pane per i suoi denti. Chi invece vuole solo premere play e ascoltare può ignorare tutto e va bene lo stesso. Questa doppia anima, semplice per i pigri e profonda per i maniaci, è la vera forza del sistema.
Ci sono poi un paio di chicche che nell’uso di tutti i giorni fanno più comodo di quanto sembri. Gli Smart Presets, per dirne una: assegni a un tasto sul telecomando, sullo schermo o nell’app la tua playlist o la tua radio del cuore, con tanto di volume ed EQ già impostati e la fai partire con un tocco solo. Comodissimo la mattina e infatti ci sono anche le sveglie e le routine musicali con giorni, volume e durata a piacere, così ti svegli con la tua musica invece del solito trillo. C’è pure una barra di ricerca che pesca a mani basse in tutti i servizi collegati insieme e l’auto-switch che cambia sorgente da solo quando colleghi qualcosa all’aux. Piccole cose ma di quelle di cui ti accorgi solo quando poi ti mancano.
E poi c’è la somiglianza con Sonos che è impossibile non notare. Il modo in cui l’app gestisce i dispositivi, li raggruppa e sincronizza la riproduzione tra più stanze, l’organizzazione dei servizi musicali: tutto sa molto di quella logica lì. Chi arriva da Sonos si troverà a casa in cinque minuti. Non è una brutta cosa, sia chiaro, è che WiiM ha guardato il migliore della classe e ha imparato la lezione. Bene così.
Aggiornamenti via etere frequenti che aggiungono funzioni e sistemano cose, il che è un pregio di norma. Lo preciso perché su un punto specifico questa faccenda degli update mi ha lasciato qualche dubbio, ma ne parlo negli approfondimenti. Per ora tieni a mente: app promossa a pieni voti, stabile, curata e aggiornata di continuo. Il cervello di questo prodotto è tutto qui.
Due settimane sul campo: dalla scrivania al salone
Veniamo al dunque con la prova vera. L’ho piazzato per primo sulla scrivania dell’ufficio, a poco più di un braccio di distanza, mentre lavoravo e montavo qualche progetto in Avid. Uso da vicino insomma, quasi da monitor nearfield. E la prima impressione è stata buona, anzi più che buona. Le voci uscivano piene, i medi caldi e il volume moderato riempiva la stanza senza sforzo.
Il secondo giorno ho iniziato a stressarlo un po’ di più. Ho passato in rassegna i servizi che uso uno dietro l’altro, saltando tra generi diversi per capire dove andava a nozze e dove invece arrancava. Su acustico, jazz, cantautorato e voci in primo piano questo smart speaker Hi-Res mi ha davvero convinto. C’è calore, corpo e una piacevolezza di fondo che ti fa venire voglia di lasciarlo acceso. Su roba più elettronica con bassi profondi e insistiti emerge il suo limite, che poi è quello fisico di un woofer da quattro pollici: scende ma non ti prende allo stomaco. Ne parlo meglio dopo.
Una sera tardi ho lanciato AI RoomFit, la correzione ambientale automatica che tramite il microfono dello smartphone analizza la stanza e adatta il suono. Un processo davvero rapido, questione di secondi. E il risultato? Un miglioramento c’è e si sente, la resa si assesta un po’ meglio nell’ambiente. Ma sarò onesto, non è stato lo stravolgimento che certe descrizioni entusiaste ti fanno immaginare. Un ritocco buono ma non una rivoluzione e nel mio caso, con la cassa vicina, la differenza era sottile.
Poi l’ho trasferito in salone dove è rimasto, in un ambiente più grande con ascolto da qualche metro. E qui il carattere cambia un pochino: la scena si allarga, il woofer ha più aria attorno a sé e il basso respira meglio. Tenerlo un po’ staccato dalla parete ma non troppo mi ha dato il compromesso migliore. In salotto con la musica di sottofondo mentre giravano i cani per casa faceva esattamente il suo lavoro e riempiva senza affaticare.
E qui devo raccontarti la parte meno bella perché una recensione onesta è fatta anche di rogne. Un giorno giocherellando con i comandi touch sopra ho tenuto il dito premuto sul tasto play/pausa un attimo di troppo. E niente, l’unità si è ripristinata di colpo e mi sono ritrovato a rifare tutta la configurazione da capo, rete e tutto il resto. Poi ho capito il perché e la cosa è pure peggio: tenere premuto quel comando per tre secondi avvia la configurazione Wi-Fi ma se ci arrivi a dieci fai partire il ripristino di fabbrica. Il problema è che con un tasto touch così sensibile la differenza tra “sto solo mettendo in pausa” e “ho appena cancellato tutto” è un dito appoggiato qualche secondo di troppo. Sul serio, una scelta di design che andrebbe protetta meglio, magari con una conferma sullo schermo. Vabbè, dieci minuti persi e sono ripartito, però che seccatura.
Poi viene il brutto, quello vero, che ho scoperto per caso qualche giorno dopo. Un pomeriggio ho appoggiato il telecomando lì sopra sul pannello touch, come viene istintivo fare con qualsiasi cosa quando cerchi al volo un posto dove posarla. Un errore perché il peso dell’accessorio che grava sul comando play/pausa vale esattamente come tenerlo premuto col dito e il risultato lo sai già: dopo qualche secondo la cassa se ne va in modalità setup e se resta lì abbastanza a lungo rischia pure il ripristino. Ci sono ricascato un paio di volte prima di collegare causa ed effetto. Questo sinceramente lo considero un bug serio, non una svista da poco: il piano superiore è la superficie più ovvia su cui appoggeresti proprio quel telecomando e invece è l’unica su cui non devi mai lasciarlo. Roba da avviso nella confezione in attesa che WiiM ci metta una pezza via software.
Un pomeriggio ho voluto togliermi la curiosità sul volume e ho alzato l’asticella. Musica bella carica e livello ben oltre la metà per vedere fin dove reggeva prima di sfaldarsi. E devo dire che tiene botta meglio di quanto le sue dimensioni lascerebbero pensare. La stanza si riempiva senza problemi, la voce restava intelligibile e i medi non si impastavano. Solo tirando davvero al massimo e con brani già gonfi di bassi in partenza ho colto quel filo di distorsione di cui dicevo. Nell’ascolto reale, quello di tutti i giorni, non ci arrivi mai ma è giusto dirlo per completezza: il limite fisico c’è e a un certo punto si fa sentire.
A parte questi inconvenienti, in due settimane di uso quotidiano il comportamento è stato solido. Nessun crash o disconnessione strana e il display sempre pronto. Detto questo c’è margine per capirlo meglio: quattordici giorni danno un quadro chiaro ma un mese in più su scenari diversi servirebbe per dire l’ultima parola sulla tenuta nel tempo. Oggi comunque la mia impressione è positiva, con quell’asterisco sul touch che sinceramente spero WiiM sistemi via software.
Quello che conta, punto per punto
Il display touch e i comandi sopra
È il motivo per cui compri questo e non un altro, diciamocelo. Il display touch da 1,8 pollici è reattivo, luminoso e leggibile anche da lontano. Ci mostri la copertina dell’album, l’ora con tanto di sveglia, uno sfondo personalizzato e lo stato della riproduzione. E ci controlli direttamente il volume, la pausa, il cambio sorgente, i preset EQ e i gruppi multiroom senza tirare fuori il telefono né cercare il telecomando.

Nell’uso pratico conta più di quanto pensassi prima di provarlo. Mi ha sorpreso quante volte, invece di prendere lo smartphone, allungavo la mano e regolavo dallo schermo. È un gesto naturale e immediato, la reattività al tocco è ottima e la grafica pulita. Un piccolo lusso che gli altri in questa fascia o non hanno o hanno in forma molto più povera. Peccato solo per quella sensibilità eccessiva che, come ho raccontato, un guaio me l’ha già combinato.

La firma sonora e che carattere ha davvero
Torniamo ai bassi che avevo lasciato in sospeso. La resa è calda, morbida e avvolgente, bella da ascoltare per ore senza stancarsi ma i bassi restano educati. Con l’EQ a 10 bande puoi gonfiarli e infatti se ti piace la botta puoi tirare su un preset più spinto e guadagni presenza. Attenzione però: spingendo volume e basse frequenze al limite in un paio di brani ho colto un accenno di distorsione. Niente di grave nell’uso normale ma se cerchi lo speaker che fa tremare i vetri questo non è quello.
I medi sono il punto forte davvero, con voci fluide e chiare e quel calore da cono in carta di cui parlavo. Gli alti sono presenti ma un filo trattenuti, gentili e non brillano di dettaglio come le migliori casse a questo prezzo, che invece scavano più a fondo nelle sfumature. Il quadro complessivo è quello di un suono maturo, riposante e musicale, un carattere preciso e non una via di mezzo anonima. Ti piace o non ti piace ma sa cosa vuole essere e questo secondo me vale più di una neutralità piatta.
AI RoomFit e l’equalizzatore parametrico
L’ho già accennato ma qui lo approfondisco. La correzione ambientale automatica è comoda perché non ti serve un kit microfonico esterno, basta il telefono. Punti, avvii e aspetti qualche secondo ed è fatto. Il sistema misura come suona la stanza e corregge di conseguenza, soprattutto sulla gamma bassa. Nel mio salone il miglioramento è stato apprezzabile e il suono si è integrato un po’ meglio nell’ambiente. Sulla scrivania con il diffusore a distanza ravvicinata era molto meno evidente.
Il consiglio spassionato è: fai la calibrazione ma poi non aver paura di metterci mano tu con l’equalizzatore. Le 10 bande parametriche sono uno strumento potente e con un po’ di pazienza porti la resa esattamente dove vuoi. Io ho alzato leggermente il basso e ritoccato appena gli alti e mi sono trovato meglio del preset automatico. Ecco, questo è il punto: la flessibilità qui è di livello alto, molto superiore a quanto trovi di solito su un oggetto pensato anche per chi non è del mestiere.
Streaming, codec e connettività
Sul fronte connessioni la dotazione è da futuro assicurato. C’è il Wi-Fi 6E che significa connessione stabile anche in case piene di dispositivi che affollano la rete. Il Bluetooth 5.3 lavora in ricezione e in trasmissione con supporto ai codec SBC, AAC e LC3 per quando vuoi buttarci sopra al volo qualcosa dal telefono. Se ti interessa capire dove sta andando questa parte, ne abbiamo parlato affrontando l’evoluzione dei codec e degli standard Bluetooth.
Poi la parte streaming che è ricchissima: si parla di oltre venti servizi, con Spotify Connect, TIDAL Connect e Qobuz integrati direttamente e poi YouTube Music, Amazon Music, Deezer, Chromecast, Alexa Cast, DLNA, Roon, TuneIn e chi più ne ha. In pratica qualunque cosa tu usi c’è. Trovi anche la porta Ethernet, però a 100 Mbps, non gigabit, e su un prodotto di questa fascia un occhio più attento l’avrei gradito. Per lo streaming audio è più che sufficiente, sia chiaro, ma il dettaglio si nota. E infine l’ingresso aux da 3,5 mm per collegare una sorgente analogica, un giradischi o la TV, con tanto di auto-sensing: attivi la funzione nell’app e lui passa da solo all’ingresso quando arriva il segnale. Nota per chi ha il vinile: con certi giradischi serve un pre-phono a monte.
A qualcuno peserà l’assenza di AirPlay. Io vivo prevalentemente in ecosistema Android, quindi la cosa non mi ha toccato più di tanto e gestisco tutto tranquillamente via Chromecast e app. Ma se sei un utente Apple abituato a lanciare l’audio con AirPlay da iPhone o Mac questa mancanza la sentirai. È una scelta e va messa in conto prima di comprare.
L’ecosistema e il multiroom in stile Sonos
Qui sta il vero disegno di WiiM. Questo smart speaker non nasce per stare da solo ma per essere il primo mattone di un sistema. Puoi accoppiarne due per creare una coppia stereo con l’app che ti fa scegliere quale sta a sinistra e quale a destra e a quel punto la scena si apre sul serio. Oppure puoi inserirlo in un gruppo multiroom con altri dispositivi WiiM come streamer, amplificatori e subwoofer per diffondere la stessa musica in casa in modo sincronizzato. Abbinandogli un Sub Pro scarichi i bassi sul subwoofer e lasci che il Sound si concentri su medi e alti, guadagnando pulizia. E in prospettiva potrà fare da diffusore surround o centrale in un impianto Dolby 5.1 messo su con altri pezzi della casa, una funzione ancora in fase beta ma che dice bene di dove sta andando tutto il progetto.
Io l’ho provato singolo perché non avevo altri pezzi dell’ecosistema sottomano e quindi su questo devo fermarmi all’onestà: la magia del multiroom e della coppia stereo non l’ho vissuta in prima persona in questo test. Però il potenziale si intuisce chiaro dall’app e dalla logica del sistema. Chi entra in questo mondo lo fa sapendo che potrà espandersi nel tempo, un elemento alla volta. Ed è esattamente lo stesso ragionamento che fanno da anni gli acquirenti di altri ecosistemi di smart speaker. La differenza è che qui l’anima resta più audiofila.
Il telecomando e la voce che passa solo da Alexa
Il Voice Remote 2 Lite incluso è comodissimo, come dicevo. Averlo nel prezzo quando altri te lo fanno pagare a parte o non te lo danno proprio è un valore concreto. Ci gestisci volume e riproduzione e ci aggiungi il controllo vocale. Un dettaglio da capire bene è che la cassa in sé non ha microfoni, quindi nessun ascolto ambientale o “hey” pronunciato nel vuoto della stanza. La voce arriva tutta dal telecomando.

Chi tiene alla privacy lo apprezzerà perché non ci sono microfoni sempre in ascolto in salotto. Chi invece è abituato a parlare alla stanza e vedere la musica partire da sola dovrà cambiare abitudine e premere il tasto sul telecomando. Una via di mezzo insomma, con un altro paletto: il controllo vocale funziona solo con Alexa. Se sei fedele a Google Assistant come voce principale, qui l’integrazione piena non c’è e la cosa un pizzico limita. Nel mio uso la voce l’ho sfruttata poco a dire il vero, il telecomando fisico e lo schermo mi bastavano e avanzavano.
Gli aggiornamenti, una lama a doppio taglio
Avevo lasciato in sospeso questa faccenda e ora la chiudo. Gli update frequenti sono un pregio, lo ribadisco: aggiungono funzioni, sistemano bug e tengono vivo il prodotto negli anni. È il bello dell’avere un cervello software così curato dietro. Ma c’è un rovescio della medaglia di cui è giusto essere consapevoli prima di comprare e non riguarda solo questo modello, riguarda un po’ tutto il mondo degli speaker che si affidano al firmware per la resa.
Ogni tanto capita che un aggiornamento ritocchi anche solo leggermente la firma sonora. Un giorno il suono ti sembra tarato in un modo, dopo un update lo percepisci un filo diverso. Nel mio periodo di prova non mi è successo nulla di eclatante e la resa è rimasta coerente. Però è un fenomeno noto e va messo in conto: se un giorno ti pare che qualcosa sia cambiato il consiglio è di rilanciare la calibrazione e ricontrollare i tuoi settaggi EQ. Anzi un suggerimento pratico: quando hai trovato la tua quadratura sonora perfetta salvati da qualche parte gli screenshot delle impostazioni. Così se un aggiornamento ti scombina qualcosa, in due minuti torni al punto in cui stavi bene. Roba da smanettoni, lo so, ma tanto chi compra un oggetto così un po’ smanettone lo è già di suo.
Dove metterlo in casa
Un paragrafo pratico perché fa la differenza più di quanto si creda. Sulla scrivania da vicino questo diffusore suona intimo e diretto, ottimo come compagno di lavoro o di sessione al PC. In una stanza più grande dagli aria: staccalo un po’ dalla parete, mettilo su una superficie stabile ed evita gli angoli troppo chiusi che gonfiano il basso in modo innaturale. La base antiscivolo aiuta ma la posizione la scegli tu.
Riadatta la calibrazione se lo sposti. Ogni ambiente ha la sua acustica e un giro di AI RoomFit dopo un trasloco da una stanza all’altra fa il suo. Sembra una banalità ma tanti comprano casse così e poi le infilano nell’angolo peggiore lamentandosi del suono. Con un minimo di attenzione al posizionamento questo diffusore rende molto di più. Se vuoi farti un’idea di cosa passa oggi nel mercato degli altoparlanti senza fili, dai un occhio anche alla nostra selezione di migliori speaker Bluetooth e ad altri smart speaker con Wi-Fi comparsi di recente.
- Quanto costa e quanto vale
Il listino è di 349 euro, anche se lo street price tende a scendere e con un po’ di occhio lo porti a casa spendendo meno. C’è poi la variante Sound Lite più economica, che rinuncia al display e al telecomando ma mantiene identico il comparto audio. Se dello schermo e del controllo fisico non te ne fai niente quella è la scelta furba per risparmiare. Se invece il display è il motivo per cui ti sei innamorato di questo prodotto, e ti capisco, allora la versione piena è la strada.
Sul valore ragioniamoci. A questa cifra trovi alternative che scavano più a fondo nel dettaglio sonoro puro ma poche ti danno questo pacchetto: schermo touch, app di questo livello, ecosistema espandibile, telecomando incluso e connettività al top. Se cerchi solo la resa audio più cesellata possibile per euro speso forse guardi altrove. Se vuoi un oggetto completo, bello, intelligente e che cresce con te nel tempo qui il conto torna. La spesa è impegnativa ma non fuori mercato perché è coerente con quello che offre.
Puoi verificare il prezzo aggiornato e le eventuali promozioni sulla scheda Amazon del WiiM Sound oppure acquistarlo e vedere tutte le informazioni sul sito ufficiale WiiM.
Chi dovrebbe comprarlo e chi invece no
Alla fine della fiera cosa mi porto a casa di queste due settimane? Un’impressione calda e sincera. Questo è un debutto riuscito, di quelli che ti fanno capire che il marchio ha le idee chiare. Non è perfetto, il touch ballerino e i bassi educati me lo ricordano, ma è un oggetto piacevole da usare ogni giorno e curato in modo raro per la fascia.
Lo consiglio a chi vuole uno smart speaker bello da vedere e completo, a chi ama voci e generi acustici, a chi sogna di costruirsi un sistema multiroom senza svenarsi con altri marchi e senza rinunciare all’anima audiofila. A chi come me apprezza avere un’app potente e uno schermo che ti fa dimenticare il telefono.
Lo sconsiglio invece a chi cerca il basso che fa tremare i mobili, a chi vive incollato all’ecosistema Apple e non può rinunciare ad AirPlay e a chi punta unicamente al dettaglio sonoro più analitico possibile a parità di spesa. Per loro esistono strade migliori.
Il WiiM Sound è la cassa che tieni sul mobile del salotto e che ogni volta che si illumina quel piccolo schermo rotondo ti strappa comunque un mezzo sorriso. Poi magari tra un mese, dopo qualche aggiornamento in più, cambio leggermente idea su qualche dettaglio. Ma oggi con la musica che riempie la stanza mentre scrivo queste righe la sensazione è che WiiM abbia fatto centro al primo colpo, o quasi.
La nostra valutazione
Pro
- Il display touch da 1,8 pollici è reattivo, utile davvero e più coinvolgente di quanto immaginassi: lo usi molto più del telefono
- Costruzione densa e curata, estetica sobria che sta bene ovunque e sensazione premium sopra la media di categoria
- L'app WiiM Home è un piccolo capolavoro di software: setup istantaneo, EQ parametrico a 10 bande e gestione multiroom impeccabile
- Firma sonora calda e musicale, perfetta su voci, jazz e acustico e piacevole per lunghi ascolti
- Connettività da futuro assicurato con Wi-Fi 6E, Bluetooth 5.3 e valanga di protocolli di streaming, telecomando incluso nel prezzo
Contro
- Bug serio del pannello touch: appoggiandoci sopra il telecomando (la superficie più naturale dove posarlo) il peso tiene premuto play/pausa e manda la cassa in setup o rischia il reset di fabbrica senza conferma a schermo, da sistemare via
- Bassi educati: scendono ma non ti colpiscono allo stomaco e spingendo volume più bassi al limite si può cogliere una punta di distorsione
- Niente AirPlay e controllo vocale solo tramite Alexa via telecomando, due paletti che a certi utenti peseranno
- Porta Ethernet ferma a 100 Mbps, un dettaglio che su un prodotto di questo prezzo avrei visto volentieri più generoso
- Il prezzo non fa più il vecchio gioco di WiiM: qui non c'è lo sconto sulla concorrenza e si gioca alla pari con i big













