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The Exit 8 supera i 3 milioni di copie vendute

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Il conteggio è arrivato a quota tre milioni: The Exit 8 ha superato un nuovo traguardo di vendite, come comunicato dall’editore nelle ore scorse, e continua a comportarsi come un piccolo fenomeno globale nonostante sia sul mercato ormai da tre anni. Un dato che colpisce soprattutto per il modo in cui è stato raggiunto, cioè un milione di copie in più nell’arco di circa dodici mesi, segno che il passaparola non si è mai davvero fermato e che il gioco continua ad attirare pubblico nuovo, quello che magari ne ha sentito parlare per caso e ha deciso di provarlo.

Dietro il progetto c’è Kotake Create, una realtà che ha lavorato con mezzi piuttosto limitati ma partendo da un’idea originale, che è poi la cosa che conta di più in questi casi. Il successo è arrivato prima su Steam, quasi immediato, poi si è esteso alle console, confermando quanto il pubblico di oggi sia attratto dalle situazioni strane, dalle atmosfere sospese e da tutto ciò che sfugge alla logica quotidiana.

La fascinazione per gli spazi liminali

La formula è semplice sulla carta. The Exit 8 si presenta come una specie di horror psicologico che all’inizio somiglia a un simulatore di camminata, poi però si trasforma progressivamente in qualcosa di parecchio inquietante, con elementi puzzle e una tensione che non molla mai la presa. Il giocatore si ritrova a cercare l’uscita di una stazione della metropolitana, ispirata ad alcune stazioni ferroviarie di Osaka e Koto, dove i tunnel sembrano infiniti oppure si ripetono all’infinito, il che alla fine è la stessa cosa dal punto di vista di chi ci cammina dentro.

Per rompere il loop bisogna cogliere ogni variazione, ogni anomalia che compare lungo il percorso, e usarla come indizio per capire dove andare. Un meccanismo minimale, quasi ossessivo, che funziona proprio perché costringe a guardare con attenzione dettagli che normalmente nessuno noterebbe. Ed è qui che il gioco intercetta la grande passione per gli spazi liminali emersa negli ultimi anni nell’ambito thriller horror, la stessa che ha spinto il fenomeno delle Backrooms, anch’esso approdato di recente al cinema con un film di notevole rilievo.

Dal videogioco indie al grande schermo

Il percorso di The Exit 8 non si è fermato al mercato videoludico. Dopo essersi affermato come titolo indie, il gioco è diventato anche un film girato dal vivo, che a sua volta ha raccolto consensi importanti da parte della critica. Un passaggio non scontato, considerando quante trasposizioni cinematografiche tratte da videogiochi finiscono per perdere per strada proprio l’elemento che rendeva interessante l’originale. In questo caso l’idea di partenza si è dimostrata abbastanza forte da reggere anche fuori dal contesto interattivo.

Il dato dei tre milioni di copie racconta poi qualcosa di più ampio sul mercato attuale. Un progetto nato piccolo, senza budget stellari, con una durata contenuta e una struttura che si potrebbe definire spartana, ha trovato spazio accanto a produzioni ben più costose semplicemente perché aveva un’intuizione chiara e la sapeva mettere in scena. La sensazione di trovarsi in un luogo familiare che però non torna mai del tutto, quel disagio sottile che non ha bisogno di mostri o inseguimenti per funzionare, si è rivelata un ingrediente più potente di tanti effetti speciali. Il ritmo di crescita, con un milione di unità aggiunte nell’ultimo anno, suggerisce che la coda lunga di questo titolo sia tutt’altro che esaurita, e che l’interesse verso i corridoi infiniti della stazione continui a rinnovarsi anche a distanza dal debutto originale.

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