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X, l’algoritmo premia il ragebait: colpiti più i democratici

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L’algoritmo di X premia il ragebait, cioè quei contenuti costruiti per far arrabbiare chi li legge, e lo fa in modo particolarmente marcato con gli utenti che si dichiarano democratici. È la conclusione di uno studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, che ha messo nero su bianco un sospetto piuttosto diffuso tra chi frequenta la piattaforma. Più un post infastidisce, più il sistema tende a spingerlo. Non una scoperta clamorosa, ammettono gli stessi ricercatori, ma finalmente misurata.

Uno degli autori del lavoro, Ziv Epstein, ricercatore a Stanford, ha spiegato che l’obiettivo non era arrivare al titolo più sorprendente del mondo, bensì capire il meccanismo. Il punto di partenza è noto: l’algoritmo di X, come quello di tante altre piattaforme, è ottimizzato per l’engagement. Il dettaglio interessante arriva subito dopo, perché non tutte le forme di interazione contano allo stesso modo.

X: come è stato costruito lo studio

La ricerca ha seguito 715 utenti americani di X che avevano installato un’estensione per browser capace di raccogliere i contenuti mostrati nei feed Per te e Following. A ciascun partecipante è stato chiesto di compilare un inventario dei propri valori basato sulla Schwartz Theory of Basic Values, uno strumento che scompone il sistema di credenze di una persona in 19 punti, corrispondenti a qualità come tolleranza o dominanza. I volontari hanno inoltre dichiarato il proprio orientamento politico.

Il passo successivo è stato incrociare i dati: come quegli utenti interagivano con i post e quanto quei post rispecchiavano i valori dichiarati. Il risultato è che l’algoritmo si è mostrato più propenso ad amplificare contenuti che con quei valori non c’entravano niente, o che addirittura li contraddicevano. Detto in modo più diretto, non passava molto tempo prima che nel feed comparisse qualcosa di irritante.

Da lì parte il circolo vizioso. Un post che indigna spinge a rispondere, e la risposta viene letta dal sistema come segnale forte di interesse. Epstein sottolinea un aspetto poco intuitivo: la reply pesa molto più del like, anche se le risposte rappresentano meno del 7% delle interazioni totali sulla piattaforma. Una forma di engagement rara, quindi, ma trattata come oro dall’algoritmo. Il risultato è quello che il ricercatore definisce un ciclo di alimentazione dell’indignazione: il sistema impara cosa fa arrabbiare una persona e continua a servirle materiale nella stessa direzione.

Perché colpisce di più gli utenti democratici

Il dato che ha attirato più attenzione riguarda lo squilibrio politico. Il fenomeno del ragebait si è manifestato con più frequenza tra chi si identificava come democratico, e i ricercatori non hanno ancora una spiegazione definitiva. Due le ipotesi avanzate: su X circola semplicemente più contenuto di orientamento conservatore, oppure gli utenti democratici tendono a interagire più spesso con post con cui non sono d’accordo. Nessuna delle due, per ora, è stata verificata.

Epstein ha chiarito che lo studio nasce anche con un intento più ampio, cioè far discutere di come funzionano davvero queste applicazioni. Gli algoritmi dei social media hanno un peso enorme nella vita quotidiana, plasmano le informazioni che si consumano e restano quasi completamente opachi. Una condizione che, secondo il ricercatore, ha implicazioni serie per la società civile e per il tentativo di contrastare quelle tendenze tecnofeudali con cui le piattaforme mantengono il controllo sui propri sistemi di raccomandazione.

La replica arriva da un ex dirigente

X non ha risposto formalmente alla ricerca. A parlare è stato Nikita Bier, ex responsabile prodotto della società, secondo cui l’algoritmo è già stato modificato rispetto al periodo in cui si è svolto lo studio. Nel suo intervento del 18 agosto 2026 spiega che il principale responsabile della comparsa di contenuti indignanti era il predittore delle risposte, e che l’azienda era consapevole che le reply arrabbiate finivano per moltiplicare quel tipo di materiale. La soluzione adottata il mese precedente è stata dare al predittore delle risposte un peso 15 volte superiore quando il post arriva da un contatto già seguito, con una riduzione del ragebait che secondo Bier è di un ordine di grandezza.

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