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Chi sta valutando l’acquisto di una chiavetta USB-C pensando che sia automaticamente più veloce di una USB-A rischia di restare deluso, perché il tipo di connettore non ha quasi nulla a che vedere con la velocità di trasferimento. La forma della spina è solo questo, una forma. Comoda, reversibile, piccola, perfetta per i dispositivi moderni, ma non è lì che si decide quanto ci mette un file da dieci gigabyte a passare da una parte all’altra.
Il punto è che USB-C e USB-A sono descrizioni fisiche, niente di più. Le prestazioni dipendono dallo standard che c’è dietro, e qui le sorprese non mancano. Una chiavetta con connettore USB-C che lavora in USB 2.0 sarà più lenta di una chiavetta USB-A che supporta USB 3.2. Sembra controintuitivo, ma funziona esattamente così. E c’è anche il secondo pezzo del puzzle, ovvero la porta a cui si collega il tutto. Una pennetta velocissima infilata in una porta USB-C limitata a USB 2.0 viaggerà a velocità USB 2.0, punto. Vale anche il contrario: una vecchia chiavetta USB 2.0 non sfrutterà mai le potenzialità di una porta USB 3.2 Gen 1. Prima di comprare qualsiasi cosa, insomma, conviene guardare le velocità di lettura e scrittura dichiarate, non il tipo di attacco.
USB-A non è affatto in pensione
La classica porta rettangolare resiste bene, e non per nostalgia. La si trova ancora su desktop, notebook, televisori, router, automobili, console da gioco. Su smartphone e tablet USB-C ha vinto da tempo, mentre sui dispositivi più grandi l’adozione procede più lentamente: un portatile economico ha di solito meno porte Type-C di un modello di fascia alta. Risultato, una chiavetta USB-A resta il modo più immediato per spostare un file senza mettersi a cercare un adattatore nel cassetto.
Ci sono poi usi in cui la vecchia guardia è ancora imbattibile. Creare un supporto di installazione avviabile per un sistema operativo, aggiornare il firmware di un dispositivo, passare foto e video su apparecchiature che di porte moderne ne hanno poche o zero. La compatibilità è ampia e una pennetta base costa poco, quindi se si perde o si rompe non è un dramma. Da tenere presente anche un dettaglio tecnico: USB-A gestisce senza problemi le velocità di USB 3.2 Gen 1 e Gen 2, fino a 10 Gbps. Il protocollo Gen 2 è stato pensato per entrambi i connettori, e USB-A esce di scena solo sopra quella soglia.
Certo, USB-C può arrivare più in alto. Ma perché accada servono sia la chiavetta sia il dispositivo compatibili con lo standard più veloce, e comunque con le pennette USB quei limiti teorici restano lettera morta. Se la chiavetta è una USB 3.0, l’unica differenza reale tra le due versioni è il pezzo di plastica e metallo che si infila nella porta.
Quale conviene comprare davvero
Su un computer nuovo di zecca la scelta cade quasi sempre su USB-C, soprattutto per chi fa avanti e indietro con iPhone o con un telefono Android. Non è questione di velocità pura, è questione di comodità: sposti i dati tra telefono e computer senza pensarci. USB-A conviene invece a chi mette la compatibilità al primo posto o lavora su macchine datate, e va tenuta a portata di mano per i supporti di avvio, i vecchi PC e le attrezzature condivise in ufficio. Gli adattatori risolvono, sì, ma sono un oggetto in più da portarsi dietro e da perdere.
L’opzione più elastica sono le chiavette a doppio connettore, con USB-C da un lato e USB-A dall’altro. Nessun adattatore, nessun problema di porte. Non significa però che siano le più rapide: di solito entrambe le estremità fanno capo allo stesso controller e allo stesso protocollo interno, quindi tanto vale controllare le specifiche dichiarate dal produttore per non ritrovarsi in mano qualcosa di lentissimo.
Fonte: TecnoAndroid








