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SpaceX porta il mobile satellitare 5G nella prima metà del 2028

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Il piano di SpaceX per entrare nel mercato della telefonia mobile ha finalmente una finestra temporale, e non è quella promessa in origine: il servizio mobile via satellite di qualità paragonabile al 5G arriverà nella prima metà del 2028, con uno slittamento rispetto all’obiettivo precedente fissato a fine 2027. A dirlo è stato il direttore finanziario Bret Johnsen durante la conferenza Goldman Sachs Communacopia + Technology, dove ha spiegato senza troppi giri di parole perché gli operatori americani tradizionali guardano a questa mossa con una certa apprensione.

AT&T, T-Mobile e Verizon possono mettere in discussione quanto vogliono la fattibilità del progetto, ma l’azienda non sembra intenzionata a fare marcia indietro. Anzi, il tono usato da Johnsen è stato piuttosto diretto, arrivando a definire l’alleanza spaziale dei tre grandi operatori come un vero e proprio cartello.

SpaceX: satelliti V3, Starship e un piano ancora in costruzione

Il cuore dell’operazione è il dispiegamento dei nuovi satelliti V3, più capaci dei precedenti, che verranno messi in orbita nel corso del 2027 grazie a Starship. Johnsen immagina qualcosa di diverso da tutto ciò che esiste oggi sul mercato e non sembra particolarmente entusiasta all’idea di costruire una rete terrestre vera e propria, un’opzione che la COO Gwynne Shotwell aveva invece messo sul tavolo in passato.

“Saremo in grado di attivare un servizio completamente differenziato rispetto a qualsiasi cosa esista là fuori”, ha dichiarato il CFO nel settembre 2026.

Quale sia esattamente il piano, però, è una domanda che al momento resta parzialmente senza risposta. L’azienda sembra ancora stia definendo i dettagli. Curiosamente, nel suo intervento Johnsen non ha fatto alcun accenno ai femtocell, il concetto che SpaceX aveva già ventilato e che era stato accolto con parecchio scetticismo dai veterani del settore, giudicato poco pratico. Per ora la strategia è tenere aperte tutte le porte e capire quali altri asset possano servire.

Lo spettro comprato da EchoStar e il muro degli operatori

Un punto di partenza però esiste. L’azienda può contare sullo spettro in banda media acquistato da EchoStar, già approvato dalla FCC sia per il servizio diretto dallo spazio sia per l’uso terrestre. “Abbiamo lo spettro con cui possiamo attivare il servizio”, ha spiegato Johnsen, aggiungendo che se necessario l’azienda può costruire soluzioni terrestri per completare il quadro, oppure collaborare con operatori già esistenti.

E qui arriva il problema. AT&T, T-Mobile e Verizon hanno rifiutato ripetutamente di firmare un accordo MVNO con l’azienda di Elon Musk. Un no che pesa parecchio, perché anche un’eventuale intesa con un operatore come Charter non offrirebbe una scorciatoia utile. Johnsen ha glissato sugli aspetti legali della questione, dicendo di non essere un avvocato, ma ha insistito su un concetto: l’intero settore ha capito che Starlink è in grado di offrire un servizio davvero interessante per gli utenti.

Il CFO ha poi attaccato i tre grandi operatori accusandoli di non aver innovato per decenni, sostenendo che siano spaventati dalla prospettiva di un servizio senza zone morte e con roaming globale reale. “Parliamo di un prodotto che non dovrebbe avere zone morte, con roaming globale, che si può portare ovunque. Ed è piuttosto magico, soprattutto se il prezzo è uguale o leggermente inferiore a quello di un servizio che non offre nulla di tutto questo”.

Numeri alla mano, la partita è squilibrata

Starlink è il ramo più redditizio dell’azienda, quindi ha senso che SpaceX punti a una fetta più grande del mercato della connettività invece di accontentarsi di partnership. La retorica muscolare di Johnsen potrebbe anche essere letta come un tentativo di creare leva per strappare finalmente quell’accordo MVNO.

Sul fronte delle risorse, il confronto è impietoso: 65MHz di spettro contro i 1.020MHz complessivi dei tre grandi operatori. L’azienda è rimasta praticamente in disparte durante l’asta AWS-3. Ma la filosofia dichiarata è un’altra: non replicare quello che hanno già AT&T, T-Mobile e Verizon, e quindi non avere bisogno di altrettanto spettro, costruendo invece una rete ibrida fatta di infrastruttura terrestre essenziale e satelliti.

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