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TikTok compie 10 anni: nato come Douyin il 20 settembre 2016

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Dieci anni fa nasceva l’embrione di TikTok, il 20 settembre 2016, quando ByteDance lanciava in Cina Douyin, letteralmente “suono che vibra”, capace di arrivare a 100 milioni di utenti nel giro di dodici mesi. L’anno successivo arriva la versione internazionale, quella che oggi conta oltre due miliardi di iscritti e che ha riscritto le regole dell’intrattenimento digitale con video brevi verticali, riproduzione automatica e uno scroll infinito che sembra non finire mai.

La formula funziona talmente bene da diventare uno standard. Instagram, YouTube e Facebook si adeguano all’inizio degli anni Venti, copiando il formato e la logica di raccomandazione. Perché il vero motore, lo si capisce subito, è l’algoritmo: bastano pochi minuti dalla creazione di un account nuovo per capire che tipo di contenuti tengono incollata una persona allo schermo. Da lì nascono trend con una viralità mai vista prima.

Douyin e il pubblico che nessuno si aspettava

In Occidente TikTok viene associato quasi automaticamente ai giovanissimi, ma la gemella cinese racconta tutt’altro. Douyin conta 760 milioni di utenti attivi ogni giorno e nel 2025 il 23% di loro aveva superato i 51 anni, contro una quota compresa fra l’8% e il 14% registrata da TikTok nei paesi occidentali. In Cina l’80% degli over 60 passa in media un’ora e mezza al giorno fra video brevi e dirette streaming, al punto che la piattaforma ha costruito un’interfaccia pensata per gli anziani, con caratteri ingranditi e funzioni semplificate.

Quel pubblico però è diventato terreno di caccia per i truffatori. Streamer travestiti da medici vendono trattamenti miracolosi che non curano nulla. Per arginare il fenomeno, nel giugno 2026 Douyin ha introdotto un’allerta antitruffa che avvisa in automatico un familiare designato quando una transazione appare sospetta.

La storia occidentale è diversa. All’inizio il social è soprattutto coreografie girate fissando dritto la fotocamera, eredità di Musical.ly, l’app nata nel 2014 e poi fusa con TikTok, tanto da guadagnarsi l’etichetta un po’ sprezzante di “app dei balletti”. Il mondo dello spettacolo se ne accorge per primo. Sembra tutto leggero, innocuo.

Il 2020, l’anno della svolta e dei primi divieti

Poi arriva il Covid e miliardi di persone chiuse in casa. Fra yoga in salotto e pane fatto a mano, moltissimi trovano in TikTok un antidoto alla noia. Esplodono personaggi nati lì dentro, come Charli D’Amelio, adolescente partita dal nulla con coreografie in camera da letto e arrivata a 100 milioni di follower, o Bella Poarch, record di mezzo milione di visualizzazioni con una coreografia facciale a ritmo di musica.

Nello stesso anno l’India vieta l’app ai suoi 200 milioni di utenti, ritorsione politica dopo gli scontri al confine himalayano con la Cina. Il clima cambia. Alla fine del 2020, dopo indagini dell’intelligence sui rischi legati alle piattaforme cinesi, l’amministrazione Trump annuncia il divieto per diverse app, TikTok compresa. Un giudice federale blocca il provvedimento, ma il ban ormai è una questione aperta e durerà sei anni. Biden trasforma la mossa del predecessore in legge. Trump, tornato alla Casa Bianca, si ritrova a gestire un blocco che non voleva più, anche perché il social lo aveva aiutato parecchio a intercettare l’elettorato giovane. Dopo un anno di proroghe, nel gennaio 2026 ByteDance viene obbligata a cedere il controllo delle attività americane per evitare il divieto.

Dipendenza, minori e le mosse di Bruxelles

La sicurezza nazionale è solo la superficie. Parlamentari americani ed europei hanno definito la piattaforma “fentanyl digitale”, “nicotina digitale”, “un pericolo per la democrazia europea”, “un’arma per ridurre il cervello in poltiglia”. Sotto accusa c’è l’impatto psicologico sui minori. “TikTok è quel posto dove dici ci vado per cinque minuti e invece passano tre ore”, disse con orgoglio un ingegnere cinese.

Negli Stati Uniti le cause per il danno mentale inflitto ai ragazzi si moltiplicano. Nel 2024 la Commissione Europea ha aperto un’inchiesta guidata da Thierry Breton sulla progettazione additiva dell’app. Nel febbraio 2026 l’Unione Europea ha intimato a TikTok di riprogettare l’interfaccia per fermare una fruizione compulsiva che compromette sonno e benessere degli adolescenti. Amnesty International ha segnalato come l’algoritmo indirizzi rapidamente i ragazzi più fragili verso spirali di contenuti dannosi, fra depressione, autolesionismo e suicidio. L’ultimo passo è il Kids Act europeo, proposta che punta a regolare social, videogiochi e chatbot per bambini e adolescenti, obbligando le piattaforme a garantire fin dalla progettazione un livello di protezione più alto per impostazione predefinita.

Fonte: TecnoAndroid

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