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Al Snapdragon Summit che Qualcomm sta tenendo in questi giorni alle Hawaii, il nome più chiacchierato è stato quello degli Snapdragon 8 Elite Gen 6, ma sul palco è passato anche Snapdragon Sound Elite Gen 2, la nuova piattaforma pensata per cuffie, auricolari e dispositivi audio indossabili. E qui il discorso cambia parecchio rispetto al passato, perché l’azienda californiana non parla più soltanto di qualità del suono o di codec, ma di intelligenza artificiale che gira direttamente dentro un auricolare. L’idea, detta senza giri di parole, è trasformare quello che portiamo nelle orecchie in un assistente sempre pronto, capace di lavorare sia in locale sia appoggiandosi al cloud.
I numeri che Qualcomm mette sul tavolo raccontano un salto generazionale piuttosto netto. La capacità di elaborazione AI in locale risulta all’incirca raddoppiata rispetto alla generazione precedente, mentre i consumi energetici possono scendere del 40 per cento e gli ingombri del 30 per cento. Tradotto in pratica, significa che i produttori si ritrovano più margine dentro scocche che restano minuscole, con la possibilità di usare quello spazio per batterie più generose oppure per componenti aggiuntivi. In un settore dove ogni millimetro cubo viene contato, non è un dettaglio secondario.
Wi Fi 6E dentro gli auricolari, non solo Bluetooth
La novità forse meno appariscente ma più interessante riguarda la connettività. Snapdragon Sound Elite Gen 2 integra il Wi Fi 6E a bassissimo consumo direttamente nella piattaforma, offrendolo come alternativa al Bluetooth quando serve una banda più ampia o una latenza diversa. Il Bluetooth resta ovviamente lì dov’è, ma avere un secondo canale a disposizione apre scenari che con il solo protocollo classico erano complicati da gestire.
Perché un auricolare dovrebbe aver bisogno di tutta quella banda? Perché certe funzioni AI sono affamate di dati. La traduzione vocale in tempo reale, per dirne una, richiede uno scambio continuo con i server. Stessa cosa per l’assistenza contestuale che tiene conto dell’ambiente attorno a chi indossa il dispositivo, per i sistemi di ascolto personalizzati che adattano il suono alla persona e alle condizioni del momento, e per le interazioni multimodali che mescolano audio, visione artificiale e algoritmi di intelligenza artificiale.
Telecamere che non scattano foto
Il passaggio più curioso della presentazione riguarda proprio le fotocamere. Qualcomm spiega che la piattaforma può essere adottata anche su dispositivi che montano sensori ottici, ma mette subito un paletto chiaro: non servono a catturare immagini o filmati. Il loro compito è raccogliere informazioni utili a capire meglio il contesto in cui si trova chi li indossa. Una distinzione che pesa, soprattutto guardando al modo in cui il pubblico ha accolto negli anni i dispositivi indossabili dotati di telecamera.
Il ragionamento dietro Snapdragon Sound Elite Gen 2 è quindi abbastanza lineare. Portare più calcolo possibile sul dispositivo, così da ridurre i tempi di risposta e limitare il traffico verso l’esterno, e tenersi il collegamento al cloud per tutto ciò che in locale non si può fare. Il tutto consumando meno e occupando meno spazio, che poi è la vera ossessione di chi progetta wearable audio, dove autonomia e comfort si contendono ogni frazione di grammo.
Resta il fatto che una piattaforma di questo tipo vive o muore in base a cosa ci costruiscono sopra i produttori. Qualcomm fornisce il silicio e gli strumenti, poi tocca ai marchi decidere quanto spingere sulle funzioni AI e quanto invece limitarsi a un aggiornamento incrementale dei loro auricolari. Le premesse tecniche, però, sono quelle appena descritte: potenza di calcolo raddoppiata, 40 per cento di consumi in meno, 30 per cento di ingombro in meno e un canale Wi Fi 6E a basso assorbimento pronto all’uso.
Fonte: TecnoAndroid








