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Beta Pictoris b, prime onde radio da un esopianeta: indizi di aurore

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Per la prima volta sono state captate onde radio provenienti da un esopianeta, e il segnale porta con sé l’indizio di qualcosa che assomiglia molto alle aurore che illuminano i cieli polari della Terra. Il protagonista è Beta Pictoris b, un gigante gassoso che orbita a circa 63 anni luce da noi, un oggetto già noto agli astronomi per la sua stazza fuori scala e che ora si presenta sotto una luce diversa, letteralmente.

Parlare di dimensioni aiuta a capire di cosa si sta discutendo. Beta Pictoris b ha una massa pari a dieci volte quella di Giove, quindi non un pianeta qualunque ma una specie di colosso, di quelli che nel nostro Sistema solare non hanno equivalenti. E soprattutto possiede un campo magnetico migliaia di volte più intenso di quello terrestre. Numeri che, messi in fila, spiegano perché proprio questo mondo lontano sia diventato il primo a farsi sentire nel dominio radio.

Perché le onde radio raccontano di aurore

Le aurore, quelle che sulla Terra si vedono alle latitudini estreme, nascono dall’incontro tra particelle cariche e il campo magnetico del pianeta, che le incanala verso le zone polari. Quel processo non produce soltanto luce visibile, ma anche emissione nella banda radio. È esattamente questo il filo logico che collega il segnale captato da Beta Pictoris b all’ipotesi di aurore in corso su un mondo che si trova a decine di anni luce di distanza.

Un campo magnetico così potente, del resto, è la condizione ideale perché un fenomeno del genere si manifesti con forza. Più il campo è intenso, più efficiente diventa il meccanismo che accelera le particelle e genera le emissioni. In un certo senso Beta Pictoris b era il candidato perfetto, e il fatto che il primo rilevamento radio arrivi proprio da lì ha una sua coerenza interna.

La distanza, 63 anni luce, resta enorme in termini umani ma è tutto sommato contenuta su scala galattica. Abbastanza vicino, insomma, perché strumenti sufficientemente sensibili riescano a cogliere qualcosa che fino a ieri era solo teoria. Rilevare direttamente un pianeta fuori dal Sistema solare è già un’impresa, ascoltarlo è un’altra cosa ancora.

Un nuovo modo di studiare i pianeti lontani

Il punto interessante non è soltanto il singolo risultato, ma la porta che apre. Finora i mondi lontani si sono studiati quasi sempre in maniera indiretta, osservando come influenzano la luce della stella attorno a cui ruotano oppure, nei casi più fortunati, riuscendo a fotografarli in luce infrarossa. Aggiungere le onde radio alla cassetta degli attrezzi significa poter indagare aspetti finora invisibili, a partire proprio dal magnetismo.

Il campo magnetico di un pianeta non è un dettaglio decorativo. Sulla Terra funziona da scudo contro le particelle provenienti dal Sole e ha un ruolo nel rendere la superficie un posto abitabile. Misurare qualcosa di simile su un gigante gassoso distante decine di anni luce vuol dire cominciare a capire come funzionano davvero questi corpi celesti, invece di limitarsi a stimarne massa e orbita.

Resta il fatto che Beta Pictoris b è un mondo estremo sotto ogni punto di vista, dieci masse gioviane e un magnetismo migliaia di volte superiore al nostro. Condizioni che rendono il segnale rilevabile, ma che allo stesso tempo lo collocano in una categoria ben precisa. Il primo esopianeta ascoltato nelle onde radio è, per ora, anche uno dei più grandi e magneticamente potenti che si conoscano.

Fonte: TecnoAndroid

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