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Il piano di Samsung per le fabbriche di chip negli Stati Uniti non ha subito frenate, anzi procede a pieno regime secondo quanto confermato dalla stessa azienda nelle scorse ore. Il colosso sudcoreano ha deciso di concentrare le energie sugli impianti già avviati in Texas, nella città di Taylor, dove la prima struttura è in costruzione da parecchio tempo e dovrebbe entrare in funzione entro la fine dell’anno. E non finisce lì, perché stando al sindaco Jim Buzan i preparativi per un secondo stabilimento sono già in fase avanzata.
Il dettaglio interessante lo ha raccontato proprio Buzan, spiegando che una fetta importante delle infrastrutture di base del secondo impianto, pilastri di sostegno e fondamenta comprese, è stata realizzata durante i lavori del primo. Nulla di improvvisato, insomma, visto che i progetti erano stati definiti e approvati diversi anni fa. Una scelta che adesso permette di guadagnare tempo prezioso, perché buona parte del lavoro sporco è già alle spalle.
Perché Samsung continua a costruire in Texas
Le ragioni dietro questa spinta sono piuttosto concrete. La domanda di semiconduttori resta altissima e non ci sono segnali che facciano pensare a un’inversione di tendenza nel breve periodo. Al contrario, la corsa all’intelligenza artificiale sta tirando la volata a tutto il comparto, e chi produce chip si trova nella posizione invidiabile di avere più richieste di quante ne riesca a soddisfare. Costruire nuova capacità produttiva, in questo scenario, è quasi un obbligo più che una scommessa.
C’è poi la questione geografica, che negli ultimi anni ha assunto un peso enorme. Produrre su suolo americano significa avvicinarsi ai clienti statunitensi, ridurre le incognite legate alle catene di fornitura e mettersi al riparo da eventuali tensioni commerciali. Taylor, in questo senso, sta diventando uno dei poli industriali più osservati del settore, con un indotto che cresce insieme ai cantieri.
Il nodo CHIPS Act e i miliardi ancora fermi
Poi c’è il CHIPS Act, ovviamente. Durante l’amministrazione Biden gli Stati Uniti avevano promesso finanziamenti importanti alle aziende disposte a fabbricare chip in casa, e Samsung rientra tra i beneficiari con una cifra che sfiora i 4,3 miliardi di euro. Il punto è che quei soldi non sono ancora stati versati, nonostante l’accordo fosse stato firmato nel 2024. Una situazione che avrebbe potuto raffreddare gli entusiasmi di chiunque, considerando gli investimenti richiesti da un impianto di questo tipo.
E invece no. L’azienda sudcoreana non ha rallentato di un centimetro, e la spiegazione sta tutta nei suoi conti. Samsung sta guadagnando cifre notevoli grazie alla crisi dei chip di memoria, un mercato dove il ruolo dell’azienda è quello del leader assoluto: è infatti la più grande produttrice al mondo sia di NAND sia di DRAM. Quando i prezzi delle memorie salgono, e negli ultimi tempi sono saliti parecchio, i margini si gonfiano di conseguenza. Con quel tipo di liquidità in cassa, aspettare i fondi pubblici diventa un problema molto più gestibile.
Cosa aspettarsi dai prossimi mesi
L’avvio operativo della prima fabbrica di Taylor rappresenta il vero banco di prova. Da lì passerà tutto il resto, perché una volta che la produzione entra a regime diventa più semplice calibrare i tempi del secondo stabilimento, le cui fondamenta attendono già di essere completate. Il fatto che parte delle opere strutturali sia stata anticipata suggerisce che i tempi di realizzazione potrebbero risultare più compressi rispetto a quelli del primo impianto.










