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Il prezzo di Wardogs è destinato a salire, e lo studio che lo sviluppa non ha nessuna intenzione di nasconderlo. Lo sparatutto di Bulkhead è diventato uno dei casi più discussi su Steam nonostante un accesso anticipato proposto a circa 35 euro, cifra tutt’altro che leggera per un titolo ancora in lavorazione. Joe Brammer, amministratore delegato dello studio e produttore esecutivo del gioco, ha spiegato senza troppi giri di parole che quella cifra crescerà man mano che il gioco si arricchirà di contenuti. La formula scelta si chiama prezzo scalare. Tra dodici mesi, più o meno quando il team conta di arrivare alla versione denominata “0.5”, il costo salirà a circa 45 euro. Dopo ventiquattro mesi si arriverà intorno ai 55 euro. Una progressione annunciata in anticipo, senza sorprese dell’ultimo minuto, che Brammer considera semplicemente onesta nei confronti di chi compra.
Perché Bulkhead ha scelto di far crescere il prezzo
Il ragionamento del CEO è lineare. Chi non vuole spendere adesso può aspettare, trovare più contenuti e acquistare più avanti a cifra maggiore. Chi invece preferisce entrare presto paga meno e accetta un gioco ancora incompleto. Secondo Brammer è giusto che il costo cresca insieme al progetto, mano a mano che l’accesso anticipato su Steam diventa qualcosa di più corposo.
Dietro questa scelta c’è anche una questione di identità dello studio. Bulkhead si muove in una zona grigia tra l’etichetta indie e quella AA, definizioni che lo stesso Brammer considera piuttosto fumose, ammettendo che nessuno sa davvero cosa significhino. Il punto, dice, è che basta guardare il gioco per capire che non si tratta di un piccolo FPS indipendente. Grafica ad alta fedeltà e fisica avanzata richiedono tempo e costano parecchio. La posizione dello studio viene riassunta in modo brutale. Gli stipendi interni sono sotto controllo e nessuno ha intenzione di gonfiarli oltre misura, ma realizzare un gioco così ha un prezzo. Chi cerca uno sparatutto più economico può tranquillamente rivolgersi altrove, e per Bulkhead va benissimo così. Le parole usate sono nette: questo è quanto vale il gioco, e se qualcuno non è d’accordo è pregato di non comprarlo.
Un precedente che pesa sul mercato degli sparatutto
Brammer è consapevole che una politica del genere crea un precedente nel settore, e lo dice apertamente. Chi paga quella cifra, sostiene, deve aspettarsi la qualità che lo studio promette di consegnare. È una responsabilità che il team si assume, non un dettaglio nascosto nelle note di aggiornamento. Il CEO mette anche in conto le critiche. Sa perfettamente che qualcuno protesterà davanti a un aumento di prezzo mentre alcuni problemi restano irrisolti, con la classica obiezione del “non avete ancora sistemato questo e quello”. La replica dello studio è che senza un adeguamento economico il progetto non regge nel tempo. La domanda che Brammer rilancia è semplice: come si fa a sostenere il gioco sul lungo periodo se i conti non tornano? Si tratta di uno sparatutto di grandi dimensioni, e produrlo costa. Punto.
La discussione sul modello di prezzo si intreccia con un’altra preoccupazione emersa nella stessa conversazione, avvenuta durante un’intervista alla Gamescom. Lo studio si sta preparando a quello che Brammer definisce uno scenario simile a quello vissuto da Arc Raiders, con il rischio concreto di non avere abbastanza materiale da offrire a una base di giocatori in rapida crescita. Le parole sono queste: non ci saranno contenuti sufficienti per tutte le persone che arriveranno. La struttura di Wardogs resta quindi legata a una tabella di marcia lunga due anni, scandita dagli aggiornamenti e da rincari annunciati con anticipo, in un modello che sposta sul pubblico la scelta del momento giusto per entrare.
Fonte: TecnoAndroid








