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GPT bot di OpenAI conquista sempre più spazio nel web
L’analisi geografica suggerisce un altro tipo di concentrazione. Circa l’80% del traffico globale dei crawler proviene da aziende statunitensi. Mentre la Cina rappresenta appena il 10%, e il resto del mondo si divide percentuali residue. Tale squilibrio mette in luce un controllo sempre più centralizzato dell’informazione online in mano a pochi soggetti.
La portata del fenomeno non riguarda solo la quantità dei dati raccolti, ma anche la loro funzione. I modelli di intelligenza artificiale, come quelli di OpenAI e Anthropic, si alimentano dei contenuti pubblici. Ciò per apprendere e generare testi, immagini o risposte in linguaggio naturale. Ciò significa che chi gestisce i crawler non solo organizza i contenuti del web, ma contribuisce anche a definire ciò che gli utenti vedono. Per affrontare tale scenario, Hostinger ha introdotto un audit AI tool, che permette ai gestori dei siti di controllare l’accesso dei diversi bot. Una misura che mira a bilanciare trasparenza, tutela dei creatori e sostenibilità del traffico digitale. In tale nuova fase, la sfida sarà capire come preservare un web realmente aperto, dove la conoscenza resti accessibile e condivisa, al di là del filtro degli algoritmi.











