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NVIDIA Vera Rubin fa salire i prezzi delle NAND TLC: il motivo

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Il ramp up produttivo di Vera Rubin sta iniziando a farsi sentire dove pochi se lo aspettavano, cioè sul mercato spot della NAND TLC, dove il prezzo di un chip da 512Gb è tornato a salire fino a toccare quota EUR 18, circa 19 euro, dopo essere scivolato sotto quella soglia a giugno. Un effetto collaterale che a prima vista sembra distante dal mondo delle GPU per data center, ma che ha una spiegazione piuttosto lineare una volta messo a fuoco cosa NVIDIA sta portando a bordo della nuova piattaforma.

Il punto centrale si chiama Context Memory eXtension, abbreviato in CMX. Serve a gestire la KV cache, ovvero gli appunti che i livelli di attenzione di un modello di intelligenza artificiale generano mentre costruiscono i collegamenti tra le parole di un prompt. Roba che occupa spazio, tanto spazio, e che va tenuta a portata di mano.

NVIDIA: come la CMX di Vera Rubin ingoia memoria flash

La CMX si posiziona come livello intermedio tra la memoria HBM e lo storage di rete tradizionale sul backend. In pratica funziona da bacino di memoria flash TLC agganciato al cluster di GPU Rubin tramite le DPU NVIDIA BlueField 4, che fanno da cervello intelligente del server CMX e gestiscono la KV cache in tempo reale, il tutto su Ethernet Spectrum X ad altissima velocità.

I numeri aiutano a capire la portata della cosa. Un singolo server CMX in formato 2U ospita 600TB di storage flash TLC, con ciascuna delle quattro DPU che ne gestisce 150TB. A livello di pod si arriva a 9.600TB, ovvero 9,6 Petabyte di memoria di contesto. Moltiplicando questi volumi per il numero di sistemi che verranno assemblati man mano che Vera Rubin entra a regime, l’impatto sulla domanda di celle NAND diventa evidente.

C’è poi un secondo fattore che spinge nella stessa direzione. I data center che macinano carichi di lavoro AI hanno bisogno di SSD enterprise ad alta densità e alte prestazioni, e la domanda di eSSD cresce di pari passo con il ramp up della piattaforma. Due canali di consumo che pescano dallo stesso bacino di memoria flash.

Il mercato spot si irrigidisce, la QLC resta ferma

Va detto che buona parte della NAND TLC assorbita da NVIDIA è con ogni probabilità già bloccata da contratti a lungo termine, quindi non passa dal mercato spot. Nonostante questo, la mole complessiva della domanda in arrivo sta comunque irrigidendo anche i listini giornalieri, e il rimbalzo dai minimi di giugno lo dimostra. Diverso il discorso per la QLC, che al momento resta stabile senza segnali di tensione.

Il segnale è interessante perché arriva dopo mesi di prezzi in discesa. La risalita coincide temporalmente con l’avvicinarsi della fase di produzione vera e propria di Rubin, il che rende difficile leggere la cosa come una coincidenza. Chi segue da vicino il comparto memorie ha notato il cambio di passo già a metà agosto 2026.

Bank of America smorza le voci sul de spec di Rubin Ultra

Sul fronte HBM, intanto, arriva una precisazione che ridimensiona parecchie chiacchiere. Bank of America non si aspetta una riduzione permanente e significativa del contenuto di memoria HBM su Rubin Ultra. Circolava da tempo l’ipotesi che NVIDIA potesse tagliare la quantità di HBM4E per ogni GPU allo scopo di proteggere i propri margini, una manovra che nel gergo del settore viene chiamata de spec.

La roadmap presentata al GTC 2025 indicava HBM4e con 16 stack di die a 16 strati, per un obiettivo di circa 1 TB. La baseline discussa nella prima metà del 2026 racconta qualcosa di leggermente diverso, ma secondo Bank of America un eventuale ridimensionamento sarebbe una risposta temporanea a vincoli di breve periodo, non una versione a capacità ridotta destinata a diventare stabile nel catalogo.

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