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Se si richiama il numero indicato, si può essere indirizzati verso linee telefoniche a pagamento. Quest’ultime presentano costi elevati a carico delle vittime. E non solo. In alcuni casi, i truffatori si fingono intermediari del settore crypto, chiedono il versamento di somme di denaro per intervenire riguardo presunte irregolarità fiscali. Le richieste avvengono spesso in criptovalute, da trasferire su portafogli digitali forniti dagli stessi malintenzionati. Per aumentare la pressione sulla vittima, viene imposto un termine temporale ristretto.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito di non effettuare richieste fiscali tramite telefonate o SMS. Inoltre, non chiede mai pagamenti in criptovalute o bonifici verso conti privati. Dunque, mantenere un atteggiamento cauto è fondamentale. Per non cadere in tale truffa. Se si sospetta di essere stati contattati da truffatori, è importante segnalare l’accaduto alle autorità competenti. Come la Polizia Postale. Inoltre, è importante avvisare l’Agenzia delle Entrate.
Se si è già caduti nella trappola e si sono effettuati pagamenti o fornito informazioni sensibili, è fondamentale agire immediatamente. Ciò nel tentativo di limitare i danni. A tal proposito, è importante contattare il proprio istituto bancario o il servizio di assistenza della piattaforma crypto utilizzata. Le truffe telefoniche legate alla tassazione delle criptovalute rappresentano una minaccia crescente. Con un’adeguata informazione e un pizzico di diffidenza, è possibile però difendersi da tali raggiri.






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