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Anthropic ha annunciato che Claude, il suo modello di intelligenza artificiale, ha individuato un sistema enzimatico mai osservato prima dalla scienza e con una struttura molto simile a quella di CRISPR. Una scoperta del genere non capita tutti i giorni e l’azienda ne va parecchio fiera. Nella comunità scientifica però il risultato ha aperto un confronto acceso, perché non tutti sono convinti che si tratti davvero della prossima grande svolta nella ricerca biologica.
Il sistema è emerso mentre Claude passava al setaccio circa 200.000 campioni di trascrittasi inversa. Secondo Anthropic il contributo umano si è limitato ai prompt e al lavoro in laboratorio, mentre 950 agenti AI esploravano database pubblici alla ricerca di qualcosa di unico. Sono bastate circa 21 ore per scovare l’enzima, poi confermato dagli scienziati come del tutto nuovo. Un lavoro che a un gruppo di ricercatori avrebbe richiesto mesi. Feng Zhang, professore al MIT e al Broad Institute, ha parlato di “un esempio entusiasmante di come gli agenti AI possano contribuire alla scoperta biologica” e ha definito l’identificazione di sequenze ripetute di RNA associate alle trascrittasi inverse “davvero intrigante e meritevole di ulteriori indagini”.
Cosa ha trovato davvero Claude
Per capire la portata della notizia serve un passo indietro. CRISPR è un sistema di difesa che i batteri usano contro le infezioni virali. Quando un batterio sopravvive a un virus copia un frammento del suo DNA nel proprio genoma e questo archivio cresce di generazione in generazione. Al successivo attacco un RNA con il frammento giusto guida una proteina che taglia il DNA virale nei punti esatti e ne blocca la replicazione. Scoperto nel 1987, il meccanismo è diventato la base delle terapie geniche. Il primo farmaco basato su CRISPR è stato approvato nel Regno Unito nel 2023 e dalla Food and Drug Administration statunitense nel 2024.
La trascrittasi inversa invece è un enzima che usa l’RNA come stampo per costruire DNA, cioè l’esatto contrario di quanto accade normalmente. È una caratteristica di molti virus tra cui l’HIV, e comprenderne il funzionamento ha permesso di sviluppare i primi farmaci contro questa infezione. A differenza di CRISPR però questo enzima è presente anche in tantissimi altri organismi.
CRISPR si riconosce per i numerosi frammenti di DNA ripetuti e finora era stato trovato solo in batteri e archei. Claude ha notato una trascrittasi inversa posizionata accanto a una lunga sequenza di DNA ripetuto, proprio come nella struttura di CRISPR. Un portavoce di Profluent, il laboratorio che ha creato OpenCRISPR 1, primo editor genetico generato da un’intelligenza artificiale, ha precisato che quella trascrittasi era già nota e che la novità riguarda la sequenza vicina e una proteina partner. L’enzima è stato individuato in un batteriofago di grandi dimensioni, uno dei cosiddetti jumbo phage, e Anthropic ha battezzato il sistema ART, sigla di array associated reverse transcriptases.
I dubbi degli esperti e il caso Copenaghen
Il primo nodo riguarda i tempi. Per capire come funzionasse CRISPR ci sono voluti circa vent’anni e quasi altri due decenni per arrivare al primo farmaco. Bonnie Berger, a capo del gruppo di Computazione e Biologia del laboratorio di informatica e intelligenza artificiale del MIT, ha ricordato che gli scienziati trovano schemi interessanti nelle sequenze abbastanza spesso e che il vero collo di bottiglia sta nel capirne la funzione con analisi approfondite ed esperimenti mirati. Anthropic non si fa illusioni e ha spiegato che il lavoro per comprendere la funzione degli ART è ancora in corso, ma che ritiene importante condividere presto questi risultati.
Il secondo problema è più spinoso. Mario Rodríguez Mestre, biologo computazionale dell’Università di Copenaghen, sostiene che il suo gruppo avesse già trovato questo enzima nel 2022. “Sono gli stessi sistemi che studiamo da anni” ha dichiarato indicando un brevetto di cui risulta coinventore. Anthropic afferma di non essere stata a conoscenza di quella ricerca.
Sulla velocità della scoperta gli esperti sono comunque d’accordo
Secondo Berger si è appena scalfita la superficie dei sistemi biologici presenti nelle specie sequenziate e molti scienziati potrebbero passare l’intera carriera senza mai imbattersi in questa scoperta. La stessa Berger avverte però che una ricerca affidata pigramente all’AI rischia di produrre una valanga di osservazioni di scarso impatto capace di soffocare studi mirati su cure promettenti.
Mestre e i suoi colleghi restano scettici. Non possono escludere che Claude sia stato addestrato sulla mole di ricerche inedite che il gruppo caricava da anni sulla piattaforma per farsi aiutare nel proprio lavoro, dati che avrebbero condotto il modello dritto a quell’enzima. “Le coincidenze capitano” ha commentato Mestre, che per prudenza ha comunque chiuso i progetti con Claude per passare ad altri modelli. Le alternative però scarseggiano, dato che anche OpenAI è stata accusata di qualcosa di simile per il problema del millennio di Navier Stokes e non ha potuto escludere che il suo modello fosse stato addestrato su dati anonimizzati provenienti da Levent Alpöge e Tristan Buckmaster, i matematici che lo hanno effettivamente risolto.
Fonte: TecnoAndroid








