In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
Le monete virtuali nei giochi sono finite sotto la lente delle istituzioni europee. La Commissione europea ha comunicato l’avvio di un’indagine condotta dalla Consumer Protection Cooperation (CPC) Network su dieci aziende che sviluppano videogiochi, con l’obiettivo di spingere l’intero settore verso pratiche più trasparenti nella gestione delle valute digitali. Le autorità nazionali incaricate di vigilare sul rispetto della normativa comunitaria in materia di tutela dei consumatori hanno messo nero su bianco una serie di richieste precise. Per il momento si tratta di semplici suggerimenti, quindi non è prevista alcuna sanzione.
Trasparenza, diritto di recesso e attenzione ai minori
La CPC Network e la Commissione lavorano fianco a fianco per far rispettare i diritti di chi gioca, con un occhio di riguardo per gli utenti vulnerabili e soprattutto per i più giovani. In molti titoli le valute virtuali servono ad acquistare oggetti di vario tipo, e fin qui nulla di strano. Il problema nasce quando alcuni sviluppatori ricorrono a tecniche ingannevoli per invogliare all’acquisto, come un conto alla rovescia che mette fretta al giocatore. Le autorità puntano il dito anche contro le richieste esplicite rivolte ai minori, una pratica che la legge vieta espressamente.
Già nel 2025 era stato aperto un dialogo con l’industria dei videogiochi per arrivare a un allineamento sui principi fondamentali, ma il confronto non ha portato ai risultati sperati. Da qui la scelta di individuare una serie di giochi che meriterebbero un esame più approfondito. Nell’elenco compaiono nomi molto noti come Hunt Showdown 1896, Forge of Empires, Candy Crush Saga, Minecraft, Mech Arena, Gardenscapes, Valorant, Clash of Clans e For Honor.
Le aziende coinvolte e i principi da rispettare
L’indagine riguarda quindi Crytek, InnoGames, King.com Operations, Mojang, Plarium Europe, PLR Worldwide Sales, Riot Games, Supercell e Ubisoft. A queste società viene chiesto di applicare un insieme di regole pensate per rendere più chiaro il rapporto tra giocatore e acquisti interni. Il primo punto riguarda i prezzi trasparenti, perché va mostrato il costo reale degli oggetti di gioco e delle valute che i consumatori devono comprare per andare avanti. Strettamente collegato c’è il divieto di nascondere i costi, evitando di moltiplicare le valute o di introdurre cambi che rendono difficile capire quanto si stia spendendo davvero.
Un altro aspetto centrale tocca gli acquisti indesiderati. I giocatori non dovrebbero sentirsi costretti a comprare una quantità eccessiva di valute virtuali solo per progredire nell’avventura. Prima di ogni transazione, poi, devono avere a disposizione informazioni semplici e comprensibili sia sulle monete digitali sia sugli oggetti in vendita. C’è anche il capitolo del diritto di recesso, con l’obbligo di informare gli utenti della possibilità di recedere dal contratto entro 14 giorni, una tutela che vale anche per la valuta virtuale non ancora spesa. Termini e condizioni dovrebbero essere equi e scritti in modo chiaro, mentre le aziende sono chiamate a offrire garanzie adeguate a tutti i consumatori, bambini compresi.
Il fronte aperto con Activision Blizzard
La CPC Network ha avviato in parallelo un’azione specifica nei confronti di Activision Blizzard, che porta a dieci il numero delle società coinvolte. Sotto osservazione ci sono due titoli in particolare, Diablo Immortal e Call of Duty Mobile, per verificare che il diritto dei consumatori venga rispettato. Le autorità intendono esaminare le modalità di vendita delle valute di gioco e il modo in cui vengono raccolti i dati personali dei giocatori.
L’analisi però non si ferma qui. Verrà valutato se il design dei giochi sia costruito per creare dipendenza, come siano configurate di default le impostazioni del controllo parentale e se esista un marketing rivolto direttamente ai bambini. Nel mirino finiscono anche la visualizzazione delle informazioni precontrattuali e le procedure di blocco degli account di gioco.
Fonte: TecnoAndroid








