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Coni stradali robotici: in Cina si posizionano da soli in strada

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In Cina sono in fase di sperimentazione dei coni stradali robotici capaci di scendere da un mezzo di intervento e sistemarsi da soli sulla carreggiata, creando un perimetro di sicurezza attorno a un incidente senza che nessun operatore debba mettere piede sull’asfalto. L’idea parte da un problema molto concreto. Posizionare i coni dopo uno scontro in autostrada è uno dei compiti più pericolosi della manutenzione stradale, perché chi lo svolge si ritrova nelle corsie aperte al traffico mentre i veicoli arrivano alle spalle.

Bisogna però fare una precisazione importante. Questi sistemi si trovano ancora tra la fase di test, i progetti pilota e un impiego piuttosto limitato. Non si tratta di un prodotto finito e standardizzato, e le prestazioni dichiarate non sono ancora state verificate fuori dalle dimostrazioni controllate.

Dal mezzo di soccorso alla strada in pochi secondi

Diverse aziende cinesi stanno lavorando a coni su ruote che gli addetti possono gestire a distanza, senza doverne posare nemmeno uno a mano. I dispositivi si muovono su basi motorizzate e riescono a formare linee di sbarramento coordinate in formazione rettilinea, mentre alcune descrizioni parlano anche di disposizioni curve. Il controllo avviene da remoto tramite reti 4G o 5G, oppure direttamente sul posto.

Alcuni modelli supporterebbero anche la navigazione autonoma grazie ai sensori di bordo, ma le capacità cambiano parecchio da un produttore all’altro. Più che una specifica confermata su tutte le unità, va considerata una funzione segnalata. Tra le caratteristiche riportate ci sono luci lampeggianti di avvertimento e ricarica solare, con stazioni di aggancio disponibili come soluzione di riserva quando il meteo è sfavorevole o l’impiego si prolunga. A sviluppare il concetto sono varie realtà, tra cui un’azienda di apparecchiature intelligenti con sede a Ningbo, Zhongwei Electronics e Hefei Boteng Nengtong. Una varietà di questo tipo fa pensare a una categoria di prodotto in via di formazione più che a un singolo dispositivo già affermato.

Tenere i lavoratori lontani dal traffico

L’argomento principale a favore è piuttosto semplice. Il momento più rischioso nella gestione di un incidente è proprio quello che questi robot vogliono eliminare, con ricadute dirette sulla sicurezza sul lavoro. Uno dei produttori sostiene che il suo sistema possa chiudere una corsia in meno di 10 secondi in condizioni adatte. Il dato arriva però dalle descrizioni dell’azienda e non da prove indipendenti e standardizzate, quindi nella realtà i risultati potranno essere diversi. La posa manuale dei coni richiede invece diversi minuti, a seconda della portata dell’incidente, del numero di coni necessari e delle condizioni del traffico. In Cina si parla di una chiusura tradizionale in autostrada che richiede circa 20 o 30 minuti, anche se i tempi variano in base alle procedure e allo scenario. Non è un confronto misurato in modo rigoroso, ma evidenzia un divario operativo reale che una disposizione rapida e a distanza potrebbe ridurre. Oltre ai luoghi degli incidenti, si ipotizzano utilizzi in galleria, sui ponti, vicino alle barriere autostradali e nei cantieri dove le squadre non possono restare sulla carreggiata in sicurezza.

Le strade vere non sono una dimostrazione

Il concetto risponde a un problema concreto, ma le domande sollevate da un impiego su larga scala sono ancora tante. Per nessuno di questi sistemi esiste una scheda tecnica verificata in modo indipendente. Dimensioni, peso, velocità massima, resistenza alle intemperie, gestione degli ostacoli, dotazione di sensori e tassi di guasto non risultano confermati.

Il comando a distanza attraverso reti pubbliche 4G o 5G porta con sé anche questioni di affidabilità e di sicurezza informatica. Almeno uno dei produttori sfrutta comunicazioni su rete pubblica, eppure non sono emersi test di sicurezza indipendenti. I pannelli solari possono rendere meno con pioggia, buio, neve o su tratti di strada in ombra. Le stazioni di aggancio compensano in parte questi limiti, pur richiedendo infrastrutture aggiuntive. Anche definizioni come “autonomi” o “basati sull’intelligenza artificiale” coprono capacità molto diverse a seconda del modello e nessuna delle due corrisponde a uno standard tecnico confermato. Quanto all’approvazione normativa, lo stato autorizzativo di questi sistemi non è stato chiarito, così come mancano ancora test indipendenti e standard di prestazione riconosciuti.

Fonte: TecnoAndroid

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