In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Chi aspettava i nuovi Mac mini M6 sperando di replicare il trucco diventato popolare con la generazione precedente farà bene a mettersi il cuore in pace, perché su queste macchine la memoria non si tocca. Il piccolo desktop di Apple, presentato a fine agosto insieme alla variante con chip M5 Pro, guadagna potenza ma perde una delle caratteristiche che negli ultimi tempi lo avevano reso particolarmente interessante per chi ha dimestichezza con cacciaviti e tutorial.
Il punto è tutto lì, nella memoria NAND. Sui modelli con M4 e M4 Pro quella componente era alloggiata su un modulo separato, quindi in teoria sostituibile. Sui nuovi arrivati, invece, la memoria NAND è saldata direttamente sulla scheda logica. Tradotto in pratica, non c’è modo di rimuoverla e installarne una di capacità maggiore. La conferma arriva dal portale Expand Mac mini, realtà che negli ultimi anni si era specializzata proprio nello sviluppo di moduli SSD compatibili con i mini computer della casa di Cupertino, pensati per permettere agli utenti di intervenire in autonomia senza passare dalla cassa Apple.
Perché l’upgrade fai da te era diventato così popolare
La logica dietro quella pratica era abbastanza elementare. Si comprava il Mac mini nella configurazione base, quella con meno spazio di archiviazione e quindi più economica, e poi si procedeva per conto proprio con un modulo di capacità superiore. Il risparmio, rispetto ai rincari applicati da Apple sulle configurazioni con più memoria, poteva essere consistente. Non era una strada per tutti, serviva un minimo di manualità e la disponibilità ad aprire una macchina appena acquistata, però funzionava e aveva creato un piccolo mercato parallelo di componenti dedicati.
Ora quella strada è chiusa. Chi ordina un Mac mini M6 deve decidere subito quanta memoria gli serve, perché la configurazione scelta al momento dell’acquisto resterà quella per tutta la vita del prodotto. Nessun ripensamento, nessuna espansione successiva, nessuna scorciatoia. Un cambio di approccio che riporta il desktop compatto in linea con il resto della gamma Apple, dove la saldatura dei componenti è ormai la norma da parecchio tempo.
Quanto costano i nuovi modelli
I listini raccontano bene perché la questione interessi così tanti. Il Mac mini con chip M6 parte da 1.079 euro, mentre la versione equipaggiata con M5 Pro attacca da 2.029 euro. Sono cifre di partenza, riferite quindi alle configurazioni base, e da lì in poi ogni incremento di memoria pesa sul totale. Prima esisteva un’alternativa per chi non voleva seguire quel percorso, adesso l’unica opzione è configurare la macchina come si desidera fin dal primo giorno.
Sul fronte prestazioni il discorso è diverso, e va detto che i nuovi chip Apple fanno il loro lavoro. Il salto rispetto alla generazione con M4 e M4 Pro c’è e si vede, il computer è più veloce e la piattaforma resta una delle più efficienti in circolazione per dimensioni e consumi. Solo che la flessibilità di cui godevano i modelli precedenti è sparita, e per una fetta di utenti quella flessibilità valeva quanto qualche punto percentuale in più nei benchmark.
Fonte: TecnoAndroid








