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Lockheed Martin ha tolto il velo su Vectis, il velivolo autonomo pensato per volare al fianco dei caccia con equipaggio e, nelle intenzioni, per affiancare mezzi come F-35 nelle missioni più delicate. Non è un esercizio di stile, ma un progetto concreto, con una tabella di marcia già fissata e una piccola flotta sperimentale in arrivo. Il messaggio che arriva dall’industria americana è piuttosto chiaro: una parte crescente del combattimento aereo del futuro potrebbe non prevedere una persona seduta dentro ogni abitacolo.
Da tempo la domanda circola negli ambienti del settore, ed è una domanda legittima. Considerato il livello raggiunto dai droni, perché continuare a mandare velivoli pilotati da esseri umani in scenari dove il rischio è altissimo? La risposta che si sta consolidando non è l’abolizione del pilota, bensì una divisione dei compiti. Il caccia con equipaggio resta il centro della manovra, mentre attorno a lui si muove una squadra ridotta di mezzi senza pilota che eseguono il lavoro più esposto.
Come funziona l’idea dietro il Collaborative Combat Aircraft
Il concetto di Collaborative Combat Aircraft si regge su un principio semplice da spiegare e complicatissimo da realizzare. Un velivolo pilotato coordina una piccola formazione di aerei autonomi e li impiega in base alla situazione. Possono essere spinti in avanti, là dove la minaccia è più concreta, oppure usati come sensori avanzati per estendere lo sguardo del gruppo. Possono lavorare come disturbatori elettronici, confondendo le difese avversarie, o trasformarsi in piattaforme d’attacco vere e proprie.
Il vantaggio è evidente anche per chi non mastica temi militari. Il mezzo autonomo è sacrificabile in un modo in cui un caccia con equipaggio non potrà mai esserlo, e questo cambia il calcolo del rischio di un’intera missione. Al tempo stesso permette di moltiplicare il numero di assetti in volo senza moltiplicare il numero di piloti da addestrare e da proteggere. È qui che si inserisce Vectis, presentato come la proposta di Lockheed Martin per questo tipo di scenario.
Cinque esemplari e il primo volo entro il 2027
Il programma sta accelerando. Oltre al prototipo iniziale verranno costruiti altri quattro velivoli, portando la flotta sperimentale a cinque unità complessive. Una scelta che racconta parecchio sulle intenzioni dell’azienda: non un singolo dimostratore da mostrare alle fiere, ma un piccolo gruppo di mezzi con cui provare davvero le procedure di volo coordinato, i test di autonomia e l’integrazione con i caccia esistenti.
Il primo volo di Vectis è previsto entro la fine del 2027. Una finestra temporale ravvicinata, se si pensa ai tempi biblici che di solito accompagnano i programmi aeronautici militari, e che lascia intuire quanto la competizione in questo segmento sia diventata serrata. Lockheed Martin è tra le realtà più avanzate del comparto militare statunitense, e il fatto che abbia deciso di mostrare pubblicamente il proprio velivolo autonomo è un segnale di quanto la corsa sia entrata nel vivo.
Resta il nodo più interessante di tutta la vicenda, che è poi quello tecnologico. Far volare un drone è ormai roba nota. Farlo volare insieme a un caccia con equipaggio, farlo reagire in tempo reale agli ordini del pilota e farlo operare in un ambiente dove le comunicazioni possono essere disturbate è un’altra faccenda. I cinque esemplari previsti serviranno esattamente a questo, a capire quanto l’idea regge quando lascia la carta e sale in quota.
Fonte: TecnoAndroid








