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Tempest, il buggy anti drone dei Marines con missili Hellfire

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Si chiama Tempest ed è il nuovo sistema anti drone destinato ai Marines statunitensi, un buggy fuoristrada armato con missili Hellfire che nasce da un’idea molto concreta: colpire il bersaglio e poi sparire il più in fretta possibile. Perché sul campo di battaglia contemporaneo, quello in cui i droni vedono tutto e in tempo reale, restare fermi è diventato un rischio che nessuno può più permettersi.

La logica è semplice quanto brutale. Un veicolo, un radar, una postazione antiaerea: fino a ieri erano strumenti di caccia, oggi possono trasformarsi in bersagli nel giro di pochi minuti. Basta un velivolo senza pilota che passa sopra la posizione, la individua e trasmette le coordinate. Da qui l’esigenza di difese che non si limitino ad abbattere le minacce dall’alto, ma che siano anche capaci di spostarsi subito dopo aver aperto il fuoco, prima che qualcuno risponda.

Come è fatto il buggy anti drone dei Marines

La configurazione mostrata pubblicamente parte da un piccolo mezzo fuoristrada 4×4, il tipo di veicolo leggero che si muove dove i camion e i sistemi antiaerei classici faticano parecchio. Sopra ci finiscono un radar e due missili Longbow Hellfire nella versione AGM 114L, quella a guida radar che non richiede di illuminare il bersaglio con il laser e permette quindi al lanciatore di agire in modo più rapido e meno esposto.

L’idea di fondo è intercettare soprattutto i droni di dimensioni maggiori, quelli da ricognizione e da attacco, categoria che i sistemi improvvisati o le contromisure elettroniche non riescono sempre a gestire. Il tutto conservando una mobilità che i mezzi antiaerei tradizionali, ingombranti e lenti da schierare, semplicemente non hanno. Un compromesso interessante: potenza di fuoco sufficiente per bersagli seri, sagoma piccola, capacità di cambiare posizione in fretta.

Il contratto e i numeri di Tempest

Il programma è già passato dalla fase delle intenzioni a quella degli ordini veri. Il contratto vale circa 16,4 milioni di euro e copre 10 veicoli, ma non soltanto quelli: nel pacchetto rientrano il software, i pezzi di ricambio, l’addestramento del personale e il supporto tecnico. Una fornitura completa, insomma, non una semplice consegna di hardware da mettere in un capannone.

Numeri contenuti, certo, se paragonati alle grandi commesse della difesa americana. Ma è il tipo di ordine che serve a portare un sistema fuori dai poligoni e dentro le unità operative, dove poi si capisce davvero che cosa funziona. Per i Marines, forza pensata da sempre per muoversi leggera e spostarsi in fretta, un mezzo di questo genere è molto più coerente della classica batteria antiaerea da posizionare e proteggere.

Il punto centrale di Tempest non è tanto il missile quanto la filosofia d’impiego. Sparare e spostarsi, evitare di diventare un bersaglio fisso, ridurre al minimo il tempo in cui il sistema resta esposto. È una risposta diretta a quello che i droni hanno cambiato negli ultimi anni, cioè la possibilità di individuare qualsiasi cosa dall’alto con una facilità che prima era riservata a satelliti e aerei da ricognizione.

Fonte: TecnoAndroid

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