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L’intelligenza artificiale entra a Palazzo Chigi, e stavolta lo fa da una porta piuttosto insolita. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha deciso di mandare una specifica task force composta da 12 dipendenti a scuola, per imparare a usare gli strumenti di IA anche nella redazione dei testi normativi. Insomma, non solo pratiche burocratiche o gestione dei documenti, ma proprio la scrittura delle leggi.
A occuparsi della formazione sarà la Treccani, nome che in Italia significa una certa idea di rigore linguistico e affidabilità. La scelta, in effetti, ha una sua logica. Se c’è un ambito in cui la precisione delle parole conta più di tutto, quello è proprio il linguaggio giuridico, dove una virgola messa nel posto sbagliato può cambiare il senso di un intero articolo.
Un corso che costa circa 5.000 euro
Il costo complessivo dell’operazione si aggira intorno ai 5.000 euro, una cifra tutto sommato contenuta se si pensa al tipo di competenze in gioco. L’obiettivo è mettere questi dipendenti nelle condizioni di sfruttare l’IA per la scrittura delle leggi, capirne le potenzialità ma anche, presumibilmente, i limiti. Perché è qui che sta il punto più delicato di tutta la faccenda. Affidare a un sistema automatico anche solo una parte del processo di stesura normativa apre una serie di domande che vanno oltre la semplice efficienza. Un conto è velocizzare la ricerca di riferimenti o la revisione di un testo, un altro è lasciare che sia la macchina a decidere come formulare una norma destinata a produrre effetti concreti sulla vita delle persone.
La formazione affidata alla Treccani sembra andare proprio in questa direzione, ossia insegnare a usare lo strumento con cognizione di causa, senza delegare troppo. Il senso di mandare dei professionisti a lezione, del resto, è esattamente questo, dare loro gli strumenti per capire quando l’IA aiuta davvero e quando invece rischia di introdurre errori o ambiguità in un contesto che di ambiguità non ne può permettere. Resta il fatto che la mossa segna un passaggio interessante nel modo in cui le istituzioni italiane guardano a queste tecnologie. Non più solo dibattiti teorici su cosa l’IA potrebbe fare, ma un investimento diretto, seppur piccolo, per portarla dentro le stanze dove le leggi prendono forma. Un segnale che il tema è ormai entrato stabilmente nell’agenda di chi governa, con tutte le implicazioni del caso.











