In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
Capita a tutti, prima o poi, che Google Wallet smetta di funzionare proprio nel momento peggiore, cioè alla cassa del supermercato con la fila che si allunga alle spalle. L’app è di quelle che diventano un’abitudine in fretta: carte fisiche sostituite da versioni digitali, portafoglio di pelle abbandonato in un cassetto, pagamenti risolti con un gesto. Finché tutto gira, non serve pensarci. Quando invece qualcosa si inceppa, le cause sono quasi sempre poche e ricorrenti, tra impostazioni del telefono, banche poco collaborative e requisiti di sicurezza non rispettati.
Google Wallet: quando lo smartphone non paga in modalità contactless
Il sintomo è inequivocabile: telefono sbloccato, appoggiato sul terminale, e non succede nulla. Il primo controllo da fare è dentro l’app, toccando l’immagine del profilo e poi la voce relativa alla configurazione dei pagamenti. Lì compaiono eventuali problemi in sospeso, come una carta rimasta a metà del processo di attivazione.
Poi c’è l’NFC, la tecnologia che permette al telefono di dialogare con i lettori dei negozi. Va attivata nelle impostazioni: su un Samsung Galaxy recente si trova sotto Connessioni, alla voce NFC e pagamenti contactless, e basta spostare l’interruttore. Se non compare subito, una ricerca dentro l’app Impostazioni la fa emergere.
Con la carta pronta, il gesto corretto è tenere il retro del telefono appoggiato al lettore per qualche secondo. Non serve aprire l’app, e questo è uno dei vantaggi rispetto ad Apple Wallet: viene usata in automatico la carta predefinita, mentre per sceglierne un’altra basta scorrere fino a quella desiderata dentro Wallet. Se al primo tentativo non va, conviene spostare leggermente il dispositivo, perché l’antenna NFC non sta sempre dove ci si aspetta. Agitare il telefono sopra il terminale non serve a niente, meglio tenerlo fermo.
Anche la cover può essere il colpevole. Custodie spesse, quelle in metallo e quelle con tasche per le carte fisiche riescono a schermare il segnale. La verifica è banale: togliere la cover e riprovare, magari in un negozio poco affollato. Vale la pena tenere d’occhio anche eventuali richieste che compaiono sullo schermo, perché al primo pagamento può servire una conferma. Se invece la transazione fallisce senza motivo apparente, il problema potrebbe essere della banca e non della carta digitale.
Carte che non si aggiungono e verifiche che non arrivano
Il secondo grande blocco riguarda la carta bancaria che rifiuta di completare la registrazione. Avere una carta fisica non garantisce nulla: non tutte le banche supportano Google Wallet e serve comunque un conto o una carta idonea. Quando la configurazione fallisce, il primo interlocutore è l’istituto che ha emesso la carta. A volte l’approvazione deve arrivare da lì, oppure viene richiesto un passaggio di verifica aggiuntivo. Se Google avvisa che la procedura non è andata a buon fine, di solito significa proprio che la banca non ha accettato la richiesta. Una scorciatoia utile è cercare l’opzione Aggiungi a GPay dentro l’app della banca, che rappresenta una strada alternativa e già approvata.
Resta il capitolo verifica. Spesso arriva un codice via SMS, e se quel messaggio non compare il motivo più comune è un numero di telefono vecchio registrato in banca, tipico dei conti aperti decenni fa. Con i dati aggiornati si può richiedere un nuovo codice, controllando anche la cartella dello spam. Alcune banche propongono telefonate o verifiche tramite conto corrente. Alla fine serve toccare Completa configurazione dentro l’app.
Sicurezza del dispositivo e documenti digitali
Google pretende alcune condizioni minime. La più importante è la certificazione Play Protect, verificabile nel Play Store toccando l’icona del profilo e poi Impostazioni e Informazioni: sotto la voce dedicata deve comparire l’indicazione che il dispositivo è certificato. Senza, i pagamenti contactless vengono bloccati del tutto. Aggiornare i servizi Google Play e il sistema Android può risolvere.
Serve poi un blocco schermo attivo, che sia PIN, sequenza, password o biometria. Dopo un riavvio può essere necessario sbloccare il telefono almeno una volta prima di pagare. Con bootloader sbloccato o ROM personalizzate la faccenda si complica: GrapheneOS, per esempio, non supporta i pagamenti NFC tramite Google Wallet.
Per l’ID digitale servono Android 9 o versioni successive, NFC e blocco schermo attivi, un account Gmail personale e un documento emesso da un Paese che supporta la funzione. La lettura del chip del passaporto va fatta senza cover, con il documento appoggiato in piano e il telefono mosso lentamente sopra la pagina della foto. Va aggiunta una verifica extra, come la registrazione del volto, e il pass funziona su un solo dispositivo per volta. Meglio comunque tenere a portata di mano le carte fisiche e il documento cartaceo, perché gli ID digitali non vengono accettati ovunque.
Fonte: TecnoAndroid








