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Il piano ispettivo del Garante privacy per la seconda metà del 2026 mette nero su bianco un numero preciso: almeno 35 accertamenti da svolgere tra agosto e dicembre. Non è solo una questione di quantità, perché cambia soprattutto il perimetro. Accanto ai temi ormai classici, come la gestione dei data breach e il trattamento dei dati in ambito sanitario, entrano in scena settori che fino a poco tempo fa restavano ai margini dei controlli. Geomarketing, neuromarketing, prezzi dinamici, fornitori di servizi di DPO, Comuni, ASL e sistemi di intelligenza artificiale finiscono tutti nella lista delle verifiche programmate. Chi lavora con i dati personali sa bene che un piano ispettivo non è un elenco teorico. Indica dove l’Autorità ha deciso di guardare con più attenzione nei mesi successivi, e quindi dove conviene arrivare preparati. Il messaggio che arriva dalla programmazione per il periodo agosto-dicembre è abbastanza leggibile: l’attenzione si sposta verso trattamenti sofisticati, spesso invisibili all’utente finale, e verso soggetti pubblici che maneggiano quantità enormi di informazioni sensibili.
Dai data breach al neuromarketing, le aree sotto osservazione
I data breach restano un capitolo centrale. Le violazioni dei dati continuano a essere uno dei momenti in cui emergono con maggiore chiarezza le carenze organizzative di un’azienda o di un ente, dalla mancata notifica alle procedure interne improvvisate. Accanto a questo filone, la sanità conferma il proprio peso specifico, trattandosi dell’ambito in cui i dati hanno la massima delicatezza.
La novità vera riguarda però le altre voci. Il geomarketing chiama in causa l’uso dei dati di localizzazione per costruire profili commerciali basati sugli spostamenti delle persone. Il neuromarketing tocca un terreno ancora più scivoloso, perché parla di tecniche che misurano reazioni emotive e cognitive per orientare le scelte di acquisto. Il dynamic pricing, ossia il prezzo che cambia in base al profilo di chi sta guardando, è un tema che intreccia privacy, trasparenza e correttezza verso i consumatori. Tre ambiti diversi, con un filo comune: trattamenti che l’interessato quasi mai percepisce nel momento in cui avvengono.
Fornitori DPO, enti locali e intelligenza artificiale
Un capitolo a parte meritano i fornitori DPO, cioè le società che offrono il servizio di responsabile della protezione dei dati in outsourcing. Un mercato cresciuto parecchio negli ultimi anni, dove la qualità delle prestazioni non è sempre omogenea e dove il rischio di figure formali, poco coinvolte nella vita reale dell’organizzazione, esiste eccome. Verificare come lavorano questi fornitori significa in pratica controllare la solidità di una funzione chiave del sistema disegnato dal GDPR.
Poi ci sono i Comuni e le ASL. Amministrazioni che gestiscono anagrafi, servizi sociali, cartelle cliniche, prenotazioni, graduatorie. Un patrimonio informativo vastissimo, spesso affidato a strutture con risorse limitate e sistemi informatici stratificati negli anni. L’inserimento nel piano ispettivo suggerisce che l’Autorità voglia capire quanto le regole siano applicate davvero e non solo scritte nei documenti.
Infine i sistemi di intelligenza artificiale, che chiudono il quadro e lo aprono insieme. Algoritmi che elaborano dati personali per profilare, prevedere, decidere. Qui la partita si gioca su basi giuridiche, trasparenza e qualità dei dati utilizzati per addestrare i modelli, temi su cui il confronto tra aziende e regolatori è tutt’altro che concluso. Il calendario resta quello fissato: gli accertamenti si concentreranno nei cinque mesi che vanno da agosto a dicembre 2026, con una soglia minima di 35 verifiche già messa in programma.
Fonte: TecnoAndroid








