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Un robot mobile dotato di due bracci, con un prezzo di 26.000 euro e un obiettivo piuttosto ambizioso: diventare per la robotica quello che Android è stato per gli smartphone. È questa l’idea dietro Feather, una startup statunitense che ha scelto di non rivolgersi al grande pubblico ma a una categoria ben precisa, quella degli sviluppatori. Il progetto infatti non si limita alla macchina e mette sul tavolo anche gli strumenti software necessari per programmarla.
Per capire perché la proposta abbia attirato attenzione bisogna fare un passo indietro e guardare a come funziona oggi il settore. La robotica tende a essere molto specializzata e ogni modello nasce di solito per svolgere un compito specifico, spesso uno soltanto. Il sogno di un robot capace di occuparsi di qualunque lavoro esiste da tempo, certo, ma per ora rimane una promessa sulla carta che nella realtà non ha ancora trovato un’applicazione concreta.
Il problema di chi scrive codice per le macchine
Mentre si discute del robot universale, chi crea applicazioni per questo mondo deve fare i conti con un ostacolo molto più pratico. Per provare un’idea nel mondo reale non basta scrivere il programma giusto. Spesso bisogna prima costruire anche la macchina su cui farlo girare, con tutto quello che comporta in termini di tempo, competenze e risorse. In pratica chi sviluppa si ritrova a lavorare su due fronti contemporaneamente, quello del software e quello dell’hardware, prima ancora di sapere se il proprio progetto funziona davvero.
È proprio qui che si inserisce Feather. L’azienda offre un robot già pronto, mobile e con due bracci, accompagnato dagli strumenti per programmarlo. Chi ha un’idea può concentrarsi su quella senza dover prima progettare e assemblare la struttura fisica che dovrà metterla in pratica. Un cambio di prospettiva che, almeno sulla carta, abbassa parecchio la soglia d’ingresso per chi vuole sperimentare.
Una base comune invece dell’intelligenza artificiale che fa tutto
La filosofia della startup è piuttosto chiara. Invece di aspettare che arrivi un’intelligenza artificiale in grado di gestire qualsiasi attività, Feather vuole mettere a disposizione degli sviluppatori una base da adattare a compiti diversi. Non un robot che sa fare tutto da solo, quindi, ma una piattaforma flessibile che ciascuno può modellare in base alle proprie esigenze e ai problemi che intende risolvere.
Da qui nasce il paragone con Android. Il sistema operativo di Google ha funzionato come terreno comune su cui migliaia di persone hanno potuto costruire le proprie applicazioni, senza doversi preoccupare di reinventare ogni volta le fondamenta. Feather punta a replicare lo stesso schema nel campo dei robot, creando un punto di partenza condiviso su cui altri possano sviluppare soluzioni specifiche. L’accostamento riguarda proprio questo aspetto, ovvero la volontà di diventare una piattaforma comune per l’intero settore piuttosto che un singolo prodotto chiuso.
Il valore dell’operazione sta tutto in questo approccio. Il robot da 26.000 euro è il mezzo, mentre il vero obiettivo è offrire a chi programma un ambiente pronto all’uso dove testare idee nel mondo fisico. La startup ha così scelto di puntare su una macchina mobile a due bracci abbinata agli strumenti software per controllarla, con l’intenzione di lasciare agli sviluppatori il compito di decidere cosa farle fare.
Fonte: TecnoAndroid








