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Musk, il documentario di Gibney con un clone AI di Elon

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Il documentario su Elon Musk firmato da Alex Gibney arriva nelle sale americane il 9 ottobre, e lo fa portandosi dietro una scia di polemiche che il diretto interessato ha alimentato personalmente, definendo il film prima un “hit piece” e poi addirittura una “psy op”. Il trailer ufficiale è stato diffuso dal distributore domestico Bleecker Street Media, mettendo fine ai dubbi sulla tenuta del progetto dopo settimane di voci poco rassicuranti.

Perché di voci ne erano circolate parecchie. Dopo il debutto alla Mostra del Cinema di Venezia, due settimane fa, si era sparsa l’idea che Universal Pictures stesse facendo marcia indietro sull’uscita nelle sale dei mercati internazionali. Al momento quelle indiscrezioni sembrano infondate, e il film intitolato semplicemente Musk resta in calendario negli Stati Uniti.

Chi è il regista dietro al documentario su Musk

Alex Gibney non è esattamente un esordiente che si avventura in territorio scomodo per la prima volta. Gira documentari dagli anni Ottanta e ha raccontato praticamente di tutto: Jimi Hendrix, Hunter S. Thompson e il giornalismo gonzo, WikiLeaks, Scientology, Steve Jobs, Elizabeth Holmes, Boris Becker, David Chase e la genesi dei Soprano, le presunte interferenze russe nelle presidenziali americane del 2016, l’epidemia di oppioidi, il ciclista Lance Armstrong. La prima candidatura all’Oscar era arrivata nel 2005 con Enron: The Smartest Guys in the Room, il premio vero e proprio due anni dopo con Taxi to the Dark Side, nella categoria miglior documentario.

Su Holmes, tra l’altro, Gibney tornerà presto con un altro lavoro, You Can See Everything, che vedrà la partecipazione del comico Nathan Fielder. Ma è il ritratto di Elon Musk quello che sta facendo più rumore, nonostante una durata che definire impegnativa è poco: 3 ore e 45 minuti. Le prime reazioni della critica, però, sono state tutt’altro che tiepide.

Un’intervista che non c’è mai stata

Il nodo più delicato riguarda una scelta narrativa piuttosto audace. Musk ha rifiutato di farsi intervistare, e allora il regista ha costruito una versione generata con intelligenza artificiale del fondatore di Tesla, che pronuncia parola per parola dichiarazioni pubbliche realmente rilasciate. Una specie di controfigura digitale che sostituisce l’intervista mancata. Difficile immaginare che una soluzione del genere passi inosservata, anzi, è probabile che finisca per generare quasi più discussione del contenuto stesso.

Il trailer scorre veloce sui capitoli più noti della biografia. C’è Tesla con le vittime collegate ai suoi sistemi di assistenza alla guida, c’è SpaceX, c’è l’acquisto di Twitter, c’è il DOGE, ci sono i 14 figli riconosciuti, forse più. Tra le voci raccolte compaiono l’ex moglie Justine Musk, le giornaliste tecnologiche Kara Swisher e Zoe Schiffer, gli ingegneri Martin Eberhard e Geoffrey Hinton, e Ashley St. Clair, ex influencer dell’area MAGA che ha avuto anche lei un figlio da Musk. Nelle immagini si riconoscono pure Cory Doctorow e il fisico Adam Becker.

La canzone di David Byrne e le date di uscita

Alla colonna sonora ha contribuito David Byrne, che ha cofirmato e interpreta un brano originale intitolato Let Me Sell You a Dream, costruito anch’esso riprendendo frasi pronunciate da Musk. Un modo piuttosto elegante di chiudere il cerchio tra parole pubbliche e racconto cinematografico.

Per il resto del mondo bisognerà avere pazienza. Universal ha confermato di stare organizzando un calendario di uscita internazionale per il primo trimestre del 2027, lo stesso periodo in cui il film dovrebbe approdare in streaming su HBO. Le minacce di causa per diffamazione, intanto, restano sul tavolo.

Fonte: TecnoAndroid

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