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Amazon costruisce robot con i robot: nuova fabbrica in Indiana

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Amazon ha deciso di costruire un nuovo stabilimento per la produzione di robot a Greenwood, in Indiana, con un investimento che supera i 90 milioni di euro e un obiettivo dichiarato: sfornare internamente le macchine e i componenti che tengono in piedi la rete logistica nordamericana. L’impianto occuperà circa 54 mila metri quadrati e dovrebbe entrare in funzione entro il 2028, portando con sé circa 300 posti di lavoro. Numeri che raccontano bene la direzione presa dal colosso di Seattle, sempre più intenzionato a controllare in prima persona la filiera dell’automazione.

Il dettaglio più interessante riguarda proprio il tipo di lavorazioni che verranno ospitate. Dentro la fabbrica si parlerà di saldatura robotizzata, verniciatura automatizzata, processi avanzati di fabbricazione e sistemi appoggiati al cloud e all’intelligenza artificiale. In pratica, robot che costruiscono altri robot, con una componente umana ridotta all’essenziale e concentrata su ruoli tecnici e di supervisione. Una coerenza quasi ironica, se si pensa che l’azienda sta usando l’automazione anche per produrre gli strumenti dell’automazione stessa.

Cosa si costruirà a Greenwood e quali profili serviranno

Le posizioni aperte danno un’idea abbastanza precisa del profilo dello stabilimento. Serviranno operatori CNC, saldatori, tecnici di verniciatura a polvere, addetti all’assemblaggio, ingegneri di produzione, specialisti del controllo qualità, ingegneri dei sistemi di controllo e responsabili di progetto. Niente mansioni generiche da magazzino, dunque, ma una selezione di competenze manifatturiere e ingegneristiche, il tipo di lavoro che richiede formazione specifica e una certa familiarità con macchinari complessi.

È un punto che vale la pena sottolineare, perché racconta come sta cambiando il rapporto tra Amazon e il lavoro industriale. L’azienda non assume più soltanto per movimentare pacchi, ma anche per progettare e assemblare le macchine che quei pacchi movimenteranno. Trecento posti su un impianto di quelle dimensioni restano una cifra contenuta, ed è proprio questo il segnale: la densità di manodopera per metro quadrato si abbassa, mentre sale il livello di specializzazione richiesto.

Un milione di robot già in campo, e la corsa non rallenta

Il contesto aiuta a capire la scala dell’operazione. Negli Stati Uniti Amazon ha già prodotto oltre un milione di robot, distribuiti in più di 300 strutture e coinvolti nel 75% degli ordini consegnati a livello globale. Tre pacchi su quattro, in sostanza, passano attraverso un sistema in cui una macchina ha fatto la sua parte. Non è più una sperimentazione, è l’ossatura operativa dell’azienda.

L’obiettivo ora è accelerare ancora, espandendo l’automazione più rapidamente di quanto sia avvenuto finora. Il progetto dell’Indiana rientra esattamente in questo disegno: avere una capacità produttiva propria, interna, capace di alimentare l’espansione senza dipendere da fornitori esterni per ogni singolo componente. Chi produce in casa i suoi robot decide anche i tempi con cui li distribuisce nei centri logistici, e in un settore dove la velocità di consegna è il campo di battaglia principale, questo conta.

La scelta di Greenwood non è casuale sul piano logistico. L’Indiana si trova in una posizione utile per servire buona parte della rete nordamericana, e la tradizione manifatturiera della zona offre un bacino di competenze tecniche già formate. Elementi che pesano quando un impianto deve mettersi in marcia in tempi relativamente stretti.

Fonte: TecnoAndroid

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