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Fascicolo Sanitario Elettronico, attenzione al finto rimborso

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Chi si è visto arrivare un messaggio che promette un rimborso spesa per l’acquisto di farmaci farebbe bene a fermarsi un attimo prima di cliccare, perché dietro quell’invito si nasconde una campagna di phishing che imita il Fascicolo Sanitario Elettronico. A individuarla sono stati gli esperti del CERT-AgID, il team che si occupa della sicurezza informatica per conto dell’Agenzia per l’Italia Digitale, e il meccanismo è tanto banale quanto efficace: si promette un accredito sul conto corrente e, per ottenerlo, si chiede di consegnare dati anagrafici e numero di carta di credito.

La tecnica non è nuova, ma il travestimento sì. Stavolta i criminali informatici hanno copiato nome, logo e grafica di un servizio pubblico che ormai milioni di italiani conoscono, quello che raccoglie referti, ricette e prescrizioni. Il risultato è una pagina web che, a colpo d’occhio, sembra davvero quella ufficiale.

Come funziona la finta pagina del Fascicolo Sanitario Elettronico

Il sito fasullo riproduce caratteri, loghi e perfino i dati statistici presenti sul portale autentico. Mancano però alcuni dettagli che a un occhio attento non sfuggono: la sezione dedicata alle notizie non c’è e nella parte alta della pagina spariscono diversi link di navigazione. Il segnale più chiaro resta comunque l’indirizzo nella barra del browser, che con il dominio ufficiale non ha nulla a che vedere.

All’apertura compare un CAPTCHA, quel piccolo test che serve normalmente a distinguere le persone dai bot. Qui viene chiesto di scrivere il risultato di una semplice somma. Un tocco di realismo studiato apposta per abbassare la guardia, perché chi supera una verifica di sicurezza tende poi a fidarsi di quello che trova dopo.

E dopo arriva la promessa: l’utente avrebbe diritto a un rimborso del 19% sulle spese sostenute in farmacia, per la precisione 20,73 euro. Cifra piccola, credibile, del tutto plausibile. Proprio per questo pericolosa, visto che un importo modesto genera meno sospetti di una vincita da migliaia di euro.

Quali dati vengono rubati e cosa succede dopo

Il modulo procede per gradi. Prima vengono richiesti nome, cognome, data di nascita, CAP, indirizzo, città, numero di telefono e indirizzo email. Nella schermata successiva si passa alla parte che interessa davvero ai truffatori, cioè i dati di pagamento: intestatario della carta, numero completo, data di scadenza e codice CVV.

A procedura conclusa compare un numero di protocollo e un messaggio rassicurante secondo cui la richiesta sarebbe stata inoltrata all’Agenzia delle Entrate, con accredito previsto entro sette giorni lavorativi. Ovviamente non arriverà mai nulla. Le informazioni raccolte finiscono nel circuito del furto d’identità: vengono rivendute online, riutilizzate per campagne successive più mirate oppure impiegate direttamente per transazioni fraudolente.

Il CERT-AgID ha già avvisato le pubbliche amministrazioni coinvolte e ha chiesto la chiusura del sito, che al momento della segnalazione risultava però ancora online e raggiungibile.

Il rimborso del 19% non esiste, esiste altro

Va detto in modo netto, perché è il punto che genera più confusione: attraverso il FSE non è previsto alcun rimborso del 19% sui medicinali acquistati in farmacia. Quello che esiste davvero è tutt’altra cosa, cioè la detrazione IRPEF del 19% per le spese sanitarie, da indicare nella dichiarazione dei redditi. Nessun accredito automatico sul conto, nessun modulo da compilare al volo su una pagina web.

La regola pratica resta sempre la stessa. Controllare con calma l’URL nella barra degli indirizzi, diffidare dei link che sembrano innocui e ricordare che nessuna amministrazione pubblica chiede il numero della carta di credito con il codice CVV per erogare un rimborso. Chi ha già inserito i propri dati dovrebbe contattare immediatamente la banca per bloccare la carta.

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