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Tessuto viola più fresco del cotone bianco: 8 gradi in meno con la nuova invenzione

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Un tessuto viola capace di tenere il corpo più fresco sotto il sole diretto arriva da un gruppo di ricercatori cinesi e australiani, e va contro una convinzione piuttosto radicata, quella secondo cui d’estate ci si veste di bianco perché il bianco riflette. La logica non cambia, cambia la chimica dei materiali. Il risultato è una fibra colorata che, nei test, ha battuto proprio il cotone bianco, che finora era considerato il riferimento assoluto per i vestiti estivi più sopportabili quando le temperature salgono.

Il segreto sta in due ingredienti combinati. Da una parte un materiale della famiglia dei metal organic framework, i cosiddetti MOF, strutture porose costruite unendo componenti metallici e organici, in questo caso di colore viola. Dall’altra le nanoparticelle di ossido di zinco, note per la loro capacità di gestire la luce e la radiazione ultravioletta. Messi insieme dentro la fibra, questi due elementi riflettono l’87,6% della radiazione solare ed emettono il 96,4% del calore infrarosso, cioè restituiscono verso l’esterno gran parte dell’energia che altrimenti resterebbe intrappolata tra tessuto e pelle.

Quanti gradi si guadagnano davvero

I numeri raccolti nelle prove all’aperto sono la parte più interessante della faccenda. Il tessuto viola è risultato fino a 4,2 gradi più freddo del cotone bianco e 6,2 gradi più freddo di un tessuto viola tradizionale, quello che si trova comunemente in commercio e che, essendo scuro, tende ad assorbire molto di più. Non è poco, considerando che si parla di un confronto diretto nelle stesse condizioni di sole.

Ancora più netto il dato sulla pelle simulata usata durante i test, una superficie che riproduce il comportamento termico del corpo umano. Coperta dal nuovo materiale, è arrivata a essere più fresca di 8 gradi. Con il cotone bianco la riduzione massima si è fermata a 4,6 gradi, con il cotone viola convenzionale addirittura a soli 2,8 gradi. Tradotto in termini pratici, la differenza tra sentirsi accaldati e sentirsi appena tiepidi in una giornata di pieno sole.

Non solo fresco, anche pratico da indossare

Un materiale del genere rischierebbe di restare un esercizio da laboratorio se poi fosse rigido, pesante o impossibile da lavare. Qui invece i ricercatori insistono su un punto preciso, il tessuto è leggero, flessibile e traspirante, quindi si comporta come una stoffa normale addosso a chi la indossa. In più è idrorepellente e resiste sia ai lavaggi sia ai raggi UV, due caratteristiche che di solito fanno la differenza tra un prototipo e qualcosa che può finire dentro un capo di abbigliamento vero.

Sulla durata è stato fatto un test di invecchiamento accelerato con ultravioletti ad alta intensità, equivalente a circa 108 giorni di esposizione all’aperto. Le prestazioni ottiche del materiale sono rimaste invariate anche dopo quel trattamento, segno che la capacità di riflettere la luce e disperdere il calore non si degrada dopo qualche settimana di utilizzo estivo.

La combinazione tra colore e raffrescamento è la parte che rompe gli schemi. Fino a oggi chi voleva stare fresco doveva rinunciare alle tinte scure o accese, perché il pigmento assorbe energia solare e la trasforma in calore. Con i MOF viola e l’ossido di zinco quel compromesso salta, perché la riflessione avviene su lunghezze d’onda diverse da quelle che l’occhio percepisce come colore. In altre parole si può avere un capo viola pieno che si comporta, dal punto di vista termico, meglio di uno bianco.

Resta da capire quanto tempo servirà per vedere fibre di questo tipo dentro i negozi, ma i dati raccolti sul raffrescamento passivo mettono il materiale in una posizione interessante rispetto a quanto esiste oggi sul mercato dell’abbigliamento tecnico.

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