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Il ritorno a casa di Gears of War: E-Day passa da una scelta piuttosto netta: The Coalition non vuole rincorrere nessuno. Niente occhiate al vicino di banco, niente meccaniche prese in prestito dagli sparatutto che oggi dominano le classifiche. Il piano, raccontato dal creative director Matt Searcy durante la Gamescom 2026, è recuperare ciò che ha reso grande la serie quasi vent’anni fa e rimetterlo in piedi con strumenti moderni. Combattimenti ravvicinati e sporchi, armi che pesano, azione continua. Praticamente la ricetta originale, riscritta con un motore costruito da zero. Sono passati oltre dieci anni da quando lo studio ha ereditato il franchise, e la sensazione è che stavolta la direzione sia più chiara che mai. Searcy lo dice senza troppi giri di parole: l’obiettivo è “essere conosciuti per ciò che Gears è già”. Una frase che sembra banale, ma che in un’industria dove ogni saga tende a somigliare a qualcos’altro suona quasi controcorrente.
Cosa significa davvero tornare alle origini
Secondo il creative director, Gears of War è sempre stato uno dei riferimenti assoluti tra gli sparatutto con coperture, anche grazie a un rapporto con la violenza mai edulcorato. Nessun compromesso, allora come adesso. Il ragionamento dietro E-Day parte proprio da lì: prendere i pilastri che hanno reso memorabili i primi capitoli e domandarsi cosa succederebbe a ricostruirci sopra un gioco contemporaneo, con tecnologia nuova e ambizioni diverse.
In sostanza, un ritorno alla visione di Cliff Bleszinski, il papà della serie, filtrata però attraverso quindici anni abbondanti di evoluzione tecnica. Searcy chiarisce che l’intenzione non è fare del semplice riciclo nostalgico. The Coalition vuole che il gioco abbia una faccia sua, che risulti nuovo agli occhi di chi lo prende in mano. La differenza sta nel metodo: l’evoluzione la cercano scavando dentro la serie stessa, non guardando fuori. “Lo abbiamo affrontato guardando a noi stessi e non guardando all’esterno, verso altri franchise”, ha spiegato.
Questa filosofia si estende anche alle scelte commerciali. Lo studio ha già preso le distanze dalle forme di monetizzazione più aggressive che caratterizzano gli sparatutto contemporanei, parlando apertamente di un ritorno ai “bei vecchi tempi”. Traduzione per chi non mastica il gergo: meno pressione sul portafoglio, più contenuto nella scatola.
Un team cresciuto dentro la serie
Anche Nicole Fawcette, brand director dello studio, insiste sul filo che lega il nuovo capitolo alla tradizione. Gears è sempre stato un franchise che spingeva l’hardware oltre il limite ragionevole, una specie di vetrina tecnica travestita da sparatutto brutale. Secondo Fawcette quell’eredità, che un tempo apparteneva a Epic Games, oggi vive dentro il team attuale.
C’è poi un aspetto più umano che la dirigente sottolinea volentieri. Lo studio è composto in buona parte da sviluppatori che sono diventati professionisti maturi proprio lavorando su questa serie, capitolo dopo capitolo. “È semplicemente un team che cerca di dare il meglio di sé con un franchise che ama”, racconta Fawcette, aggiungendo che tutti stanno mettendo “ogni singolo sforzo possibile per portarlo alla vita”. L’ambientazione, per chi se la fosse persa, è l’Emergence Day, il giorno zero da cui nasce la guerra contro le Locuste. Il momento in cui tutto è cominciato, mai raccontato in prima persona fino ad ora. Il ritorno di Marcus Fenix in quella fase della storia è uno degli argomenti più forti che il progetto ha in mano.
Gears of War: E-Day arriverà il 6 ottobre 2026 su PC e Xbox Series X e S.










