Vai al contenuto
Offerte

Esopianeta retrogrado grande come Nettuno orbita al contrario

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Un esopianeta che gira al contrario attorno alla propria stella è il tipo di scoperta che costringe gli astronomi a rimettere mano agli appunti. Si tratta del primo caso mai osservato di un mondo delle dimensioni di Nettuno impegnato in un’orbita retrograda attorno a una stella di piccola taglia, una situazione che i modelli classici sulla nascita dei pianeti non prevedono affatto. Un mondo, insomma, che si comporta come non dovrebbe.

Per capire perché la cosa sia così anomala serve tenere a mente un dettaglio semplice. I sistemi planetari nascono da dischi di gas e polvere che ruotano tutti nella stessa direzione, e i pianeti che si formano al loro interno tendono a conservare quel senso di rotazione. È una specie di eredità meccanica. Trovare un corpo che va nel verso opposto è l’equivalente cosmico di un’auto contromano in autostrada.

Un pianeta grande come Nettuno dove non dovrebbe esserci

La taglia del pianeta aggiunge un ulteriore livello di stranezza alla faccenda. Parlare di un corpo paragonabile a Nettuno significa parlare di un oggetto tutt’altro che leggero, e attorno alle stelle piccole mondi di quelle dimensioni sono già di per sé rari. Le stelle di massa ridotta hanno a disposizione meno materiale da cui costruire pianeti, quindi tendono a generare corpi più modesti. Qui invece la combinazione è doppiamente insolita: un pianeta grosso attorno a una stella minuta, e per giunta con un’orbita che punta nella direzione sbagliata.

Chi studia questi sistemi sa bene che le eccezioni non sono soltanto curiosità da catalogare. Ogni volta che salta fuori un oggetto fuori posto, la teoria deve spiegare come ci sia finito. E le spiegazioni possibili si dividono in genere in due grandi famiglie: o il pianeta si è formato così, oppure qualcosa lo ha spostato dopo. Nel caso di un’orbita retrograda, la seconda ipotesi appare più comoda, perché è difficile immaginare un disco protoplanetario capace di produrre spontaneamente un corpo che viaggia al contrario rispetto alla rotazione della stella madre.

Cosa mette in discussione questa scoperta

La formazione planetaria è uno di quei campi in cui la teoria ha spesso rincorso le osservazioni, e non il contrario. Prima dei grandi censimenti di pianeti extrasolari si pensava che il Sistema Solare fosse un modello ragionevolmente universale, con i mondi rocciosi vicini alla stella e i giganti gassosi in periferia. Poi sono arrivati i gioviani caldi, i pianeti su orbite ellittiche estreme, i sistemi compattissimi. Ogni volta lo schema è stato ampliato, corretto, in qualche caso riscritto da capo.

Questo nuovo esopianeta retrogrado si inserisce esattamente in quella tradizione di casi scomodi. Non smonta le basi della disciplina, ma indica che i meccanismi in grado di stravolgere un’orbita sono più diffusi, o più efficaci, di quanto immaginato. Interazioni gravitazionali con altri corpi, incontri ravvicinati, migrazioni violente nelle fasi giovani del sistema: gli ingredienti candidati non mancano, ma servono osservazioni per capire quale abbia avuto il ruolo principale.

Nel frattempo il pianeta resta lì, a percorrere la sua traiettoria al rovescio attorno a una stella nana che, in teoria, non avrebbe dovuto ospitare nulla del genere. Per gli astronomi è un problema, nel senso migliore del termine: un caso da risolvere, che promette di dire qualcosa di nuovo su come nascono e si sistemano i mondi attorno alle stelle più comuni della galassia.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
161 Condivisioni