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Chi ha installato l’ultimo aggiornamento di Windows rilasciato a settembre si è ritrovato con qualche grattacapo in più di quelli che si aspettava, e Microsoft ha dovuto rimediare con una correzione fuori programma. In pratica una patch che sistema le patch, distribuita al di fuori del consueto ciclo mensile per tappare i buchi aperti da un pacchetto che, sulla carta, doveva solo mettere in sicurezza il sistema.
Il contesto aiuta a capire la dimensione della cosa. Il Patch Tuesday di settembre è passato agli annali per un record poco invidiabile: quasi 1.000 vulnerabilità chiuse in una sola tornata, il numero più alto mai raggiunto da Microsoft. Un volume enorme di modifiche, e con un volume del genere qualcosa che va storto era quasi prevedibile.
Cosa correggeva la patch d’emergenza
I problemi risolti dall’aggiornamento correttivo sono tre, tutti introdotti proprio dal pacchetto di settembre. Il primo riguarda le sessioni di Connessione Desktop remoto, ovvero il sistema che consente di pilotare un computer a distanza: in diversi casi la connessione non si comportava come previsto, con tutto ciò che questo comporta per chi lavora da remoto o gestisce macchine in azienda.
Il secondo riguarda i dispositivi audio USB, cuffie, microfoni, schede audio esterne, che dopo l’installazione potevano dare problemi di riconoscimento o funzionamento. Il terzo, più di nicchia ma non meno fastidioso, tocca le cartelle condivise sulle macchine virtuali Linux gestite tramite Hyper V, la piattaforma di virtualizzazione di Microsoft.
La correzione è arrivata per Windows 11 nelle versioni 24H2, 25H2 e 26H2, e poi per Windows Server 2025, Windows Server 2022, le edizioni LTSC di Windows 10 e persino per i più anziani Windows Server 2012 e 2012 R2. Chi usa quotidianamente il desktop remoto o ha periferiche audio collegate via USB probabilmente si è già accorto dei sintomi, quindi installare l’aggiornamento è la mossa sensata da fare subito, senza aspettare il prossimo martedì delle patch.
Aggiornamenti fuori ciclo, da eccezione a abitudine
C’è un dettaglio che merita attenzione, ed è la frequenza con cui questi interventi straordinari stanno comparendo. Una volta un aggiornamento d’emergenza era roba da segnalare sul calendario, un evento raro che capitava quando andava davvero tutto a rotoli. Nel 2026, invece, è diventato quasi ordinario.
Il conteggio parla chiaro. A gennaio sono stati ben quattro gli interventi fuori programma, resi necessari da una patch difettosa per Windows 11. A marzo se ne sono aggiunti altri due, questa volta per risolvere problemi legati all’installazione e all’accesso agli account Microsoft. A luglio è arrivato un ulteriore rilascio straordinario per sistemare un bug nei driver Intel che provocava cali di prestazioni e consumi anomali della batteria, un problema tra i più sentiti da chi lavora su portatile.
Messi in fila, questi episodi raccontano qualcosa sul ciclo di sviluppo e collaudo di Microsoft, che evidentemente fatica a intercettare le regressioni prima che arrivino sui computer degli utenti. E quando parliamo di Windows parliamo di un sistema operativo su cui poggiano le giornate di lavoro di miliardi di persone, dagli uffici pubblici alle piccole imprese, passando per chi lo usa semplicemente per navigare e guardare un film.
Il paradosso resta quello di partenza: il pacchetto più corposo di sempre in termini di falle chiuse, quasi un migliaio, ha finito per generare un secondo intervento urgente a distanza di pochi giorni. Per gli amministratori di sistema significa doppio lavoro, per gli utenti comuni un altro riavvio da programmare. La raccomandazione, per chi non l’avesse ancora fatto, è di controllare Windows Update e installare la correzione disponibile per la propria versione.
Fonte: TecnoAndroid








