Il diritto alla riparazione sta per diventare realtà in tutta Europa, ma qui in Italia la strada è ancora un po’ in salita. Oggi, 28 luglio 2026, mancano appena tre giorni alla scadenza fissata dall’Unione Europea per il recepimento della Direttiva 2024/1799, il testo che dovrebbe cambiare il modo in cui trattiamo gli oggetti che si rompono. L’idea alla base è tanto semplice quanto sensata: se qualcosa si può ancora aggiustare, non ha senso buttarlo via solo perché i ricambi sono introvabili o perché il preventivo è talmente alto da scoraggiare chiunque.
La norma è già attiva a livello europeo dal 30 luglio 2024, però per trasformarsi in un diritto concreto ha bisogno di una legge nazionale che la faccia propria. Ed è esattamente qui che, per noi, la faccenda si complica.
Numeri pesanti e obblighi precisi per i produttori
Il Parlamento Europeo ha approvato tutto con 584 voti favorevoli e appena 3 contrari, e basta guardare i dati per capire il perché. Ogni anno nell’Unione lo smaltimento anticipato di beni ancora riparabili produce circa 261 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, consuma 30 milioni di tonnellate di risorse e genera 35 milioni di tonnellate di rifiuti. I consumatori europei, nel frattempo, perdono qualcosa come 12 miliardi di euro l’anno preferendo comprare nuovo invece di riparare.
Non è solo una questione ambientale, sia chiaro. È anche di mercato. Riparare spesso costa quasi quanto un prodotto appena uscito, i ricambi svaniscono dopo pochi anni e certi dispositivi sembrano fatti apposta per durare poco. La direttiva prova a spezzare questo meccanismo con regole ben definite.
Il punto centrale è l’obbligo di riparazione oltre la garanzia. I produttori dovranno intervenire anche dopo i due anni di garanzia legale, sempre che il prodotto rientri nelle categorie previste e sia tecnicamente aggiustabile. Fuori garanzia, però, non è gratis: il consumatore può dover pagare ricambi, manodopera, trasporto e diagnosi. Il vincolo è che il prezzo non possa essere gonfiato al punto da rendere la sostituzione l’unica scelta ragionevole.
Tra i prodotti coperti, elencati nell’Allegato II, ci sono smartphone, telefoni cordless e tablet, lavatrici e lavasciuga, lavastoviglie, frigoriferi e congelatori, display elettronici, aspirapolvere, asciugabiancheria, server e prodotti per l’archiviazione dati, beni con batterie per mezzi di trasporto leggeri come e bike e monopattini elettrici, oltre alle apparecchiature di saldatura. In futuro la lista potrebbe allargarsi a laptop, stampanti, cuffie, macchine da caffè e ferri da stiro. Per ora, se il vostro oggetto non compare qui, la direttiva non lo tutela.
Ricambi, tecnici indipendenti e il nodo italiano
Sul fronte dei ricambi, i produttori dovranno garantirne la disponibilità insieme alle informazioni tecniche per almeno 10 anni dalla commercializzazione, a prezzi che non rendano la riparazione un affare peggiore dell’acquisto. Un altro passaggio interessante riguarda i tecnici indipendenti: niente più clausole contrattuali, blocchi hardware o software lock per ostacolare chi vuole aggiustare da fuori, salvo motivi oggettivi legati a sicurezza o proprietà intellettuale. E non si potrà nemmeno rifiutare un intervento solo perché il dispositivo era già stato aperto prima da qualcun altro.
C’è pure un dettaglio curioso: i produttori non potranno vietare l’uso di ricambi stampati in 3D ai riparatori indipendenti. Sulla carta è una porta spalancata verso un mercato della riparazione alternativo. Prima di ogni intervento, poi, il riparatore può consegnare un modulo europeo standardizzato con tipo di lavorazione, tempi, prezzo massimo, modalità di ritiro e riconsegna ed eventuale prodotto sostitutivo durante il fermo. L’offerta resta valida almeno 30 giorni, anche se non tutti i riparatori saranno obbligati a fornirlo in ogni caso.
Chi ripara durante la garanzia legale ottiene un bel vantaggio: la copertura si allunga automaticamente di 12 mesi dalla data dell’intervento. Questo incentivo però vale solo per i contratti conclusi dopo il 31 luglio 2026, quindi chi ha comprato prima resta fuori.


