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Amazon Built Together, 900 milioni ai territori dei data center

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Amazon mette sul tavolo più di 900 milioni di euro per provare a ricucire il rapporto con le comunità americane che ospitano i suoi data center, sempre più spesso al centro di proteste e richieste di stop. Il colosso guidato dalla sua divisione cloud ha presentato Built Together, un programma pensato per affrontare una delle polemiche più accese legate alla corsa all’intelligenza artificiale, cioè l’impatto concreto che queste enormi strutture hanno sui territori in cui sorgono. L’investimento verrà distribuito nei prossimi cinque anni e riguarderà le aree degli Stati Uniti dove l’azienda possiede già i propri centri.

Non si tratta quindi di una mossa casuale né di un semplice gesto di immagine. Il programma nasce in un momento in cui il fronte contrario alle nuove infrastrutture digitali si sta allargando in modo evidente, e la società ha deciso di intervenire proprio dove il malcontento rischia di farsi sentire di più. L’obiettivo dichiarato è restituire qualcosa ai luoghi che rendono possibile il funzionamento della sua rete, mettendo in campo una cifra che difficilmente passa inosservata.

Il fronte dei contrari e le moratorie allo studio

Negli Stati Uniti la contestazione verso le strutture dedicate al cloud e all’AI cresce da tempo. Le critiche arrivano da più direzioni e si concentrano su alcuni punti precisi. Questi impianti vengono accusati di consumare grandi quantità di energia e di acqua, risorse che in molte zone sono già sotto pressione. A questo si aggiunge un tema che tocca direttamente le famiglie, ovvero il presunto contributo all’aumento delle bollette.

È proprio su questo terreno che la questione diventa delicata per Amazon. Secondo l’azienda, nel Paese sarebbero attualmente allo studio più di 100 moratorie sui data center, cioè provvedimenti che potrebbero bloccare o rallentare la costruzione di nuovi impianti. Uno scenario che la società considera potenzialmente pericoloso, e non soltanto per i propri affari. Il timore riguarda anche il piano strategico, perché un freno diffuso alla nascita di nuove infrastrutture potrebbe pesare sullo sviluppo complessivo del settore tecnologico americano.

Il numero delle iniziative in discussione dà la misura di quanto il clima sia cambiato. Quella che per anni è stata vista come un’espansione quasi inevitabile oggi deve fare i conti con resistenze locali sempre più organizzate, capaci di trasformarsi in vere e proprie norme restrittive.

Il paragone con le autostrade del dopoguerra

Per difendere la propria posizione AWS, acronimo di Amazon Web Services, ha scelto un paragone storico piuttosto forte. L’attuale crescita dell’infrastruttura digitale viene accostata alla costruzione della rete autostradale americana nel periodo successivo alla guerra, un’opera che cambiò il volto del Paese e ne sostenne lo sviluppo per decenni. Il messaggio è chiaro e punta a presentare questi impianti come qualcosa di molto più importante di semplici capannoni pieni di server.

La tesi della società è che i data center siano ormai diventati un’infrastruttura essenziale. Ne dipendono l’economia, i servizi pubblici, la sicurezza nazionale e naturalmente lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. In questa visione rinunciare a nuove strutture significherebbe rallentare settori chiave per il futuro del Paese.

C’è poi una differenza rispetto alle autostrade del passato che Amazon sottolinea con particolare insistenza. Allora fu lo Stato a sostenere gran parte dello sforzo economico. Stavolta invece, sostiene l’azienda, il grosso dell’investimento viene finanziato dai privati e non dai contribuenti.

Fonte: TecnoAndroid

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