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Cybersicurezza, spesa a 211 miliardi dopo gli attacchi con IA

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La spesa in cybersicurezza sta salendo di colpo, e la ragione ha un nome preciso: gli incidenti informatici che hanno coinvolto gli agenti di intelligenza artificiale di OpenAI, di Anthropic e il modello Muse Spark 1.1 di Meta. Non solo i budget delle organizzazioni si stanno gonfiando, ma anche i titoli azionari delle società del settore hanno reagito in fretta, con rialzi concentrati in pochi giorni. Il quadro, però, va letto con calma, perché tra numeri annunciati e difese reali la distanza resta ampia.

Nel corso del 2025 Gartner, società di ricerca di mercato e consulenza specializzata in tecnologia e IT, aveva stimato una crescita della spesa mondiale per la cybersecurity da circa 184 miliardi di euro a circa 208 miliardi, un balzo del 12,5%. Dopo gli ultimi episodi la stessa Gartner ha ritoccato ancora verso l’alto la previsione, portandola a 211,2 miliardi di euro, cioè circa 1,7 punti percentuali in più nell’arco di pochi giorni. In parallelo è arrivata la stima di un mercato in aumento del 10% anno su anno fino al 2029. Vale la pena ricordare che si parla di previsioni di spesa e non di denaro già investito, e come diceva il fisico danese e premio Nobel Niels Bohr, è difficile fare previsioni soprattutto sul futuro. Qualche avvisaglia di investimenti più corposi, però, si intravede già.

Dove finiscono i soldi e perché la Borsa applaude

Nella ripartizione iniziale dei 208 miliardi di euro stimati da Gartner, circa 105 miliardi erano destinati ai programmi di sicurezza, circa 80 miliardi alla consulenza, alla gestione e ad altri servizi specializzati, mentre alla protezione delle reti andavano circa 22 miliardi. Tra i motori della domanda, l’azienda di analisi indica l’uso delle intelligenze artificiali sia da parte delle imprese sia da parte degli aggressori, insieme allo spostamento dei sistemi aziendali verso servizi informatici raggiungibili via internet. Le violazioni operate dagli agenti IA non erano nel conto, e non avrebbero potuto esserlo.

Il mercato finanziario ha risposto in tempo reale. Il 10 agosto le azioni di Palo Alto Networks sono salite del 5,82% e quelle di CrowdStrike del 5,01%, in entrambi i casi su nuovi massimi. Bene anche Tenable e Rubrik, oltre il 7%, mentre Netskope e Zscaler hanno guadagnato circa il 5% e Fortinet il 2,86%. Rialzi che coincidono con la chiusura di Black Hat Las Vegas, una delle conferenze più rilevanti al mondo sul tema, dove si è discusso a lungo degli attacchi orchestrati dagli agenti IA.

Spendere non significa difendersi

Qui arriva il punto scomodo. Sempre secondo Gartner, all’inizio del 2025 la spesa globale valeva circa 184 miliardi di euro, il che vuol dire che le organizzazioni non erano affatto disarmate. E non si può nemmeno sostenere che le IA non avessero già offerto sponde ai criminal hacker, anche escludendo dal ragionamento le IA agentive.

La corsa a spendere per recuperare il vantaggio degli attaccanti ha un senso limitato, perché gli incidenti delle ultime settimane condividono un filo conduttore. Non si tratta di intelligenze artificiali che sviluppano ambizioni autonome, ma di sistemi autonomi capaci di individuare errori di progettazione e di configurazione nelle infrastrutture di rete. Aumentare il budget non corregge quegli errori. Può ridurli il contenimento delle superfici di attacco, quindi una riorganizzazione dei sistemi usati dalle aziende, attività che comporta certamente costi maggiori, ma non alla voce cybersecurity.

La diffusione degli agenti IA allarga il numero di sistemi, di identità digitali e di dispositivi da proteggere. Ed è sul piano dell’ingegnerizzazione che servirebbe lavorare, tenendo conto che oggi la sicurezza informatica non può più trattare software, hardware e utenti come categorie separate, perché un agente IA è tutte e tre le cose insieme. Prima di alzare la spesa, le aziende dovrebbero rimettere mano ai sistemi di difesa già in uso, senza farsi trascinare dalle isterie del momento.

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