In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
Chi lavora su Mac con ChatGPT ha ora a disposizione Computer History, la funzione che trasforma l’attività recente su app e siti in una memoria consultabile dal chatbot. In pratica il software tiene traccia di quello che è stato fatto sul computer e ne ricava riepiloghi e una timeline che ChatGPT e Codex possono richiamare quando serve, per esempio per ricordare a che punto era rimasto un lavoro interrotto. Un tassello che si aggiunge al percorso avviato da OpenAI sulla memoria, dopo l’arrivo di GPT-5.5 Instant come modello predefinito con le cosiddette memory sources, pensate per mostrare quali informazioni vengono usate per personalizzare una risposta, e dopo Dreaming V3, che ha reso la memoria capace di aggiornarsi nel tempo su preferenze, progetti e contesto.
Che cosa fa Computer History e come raccoglie i dati
Il funzionamento parte da una sequenza di eventi di interazione raccolti dalle app e dai siti autorizzati dall’utente. Computer History li elabora periodicamente e genera riepiloghi testuali delle attività insieme a file di memoria locali, che poi diventano contesto per le conversazioni successive. Quando per rispondere a una domanda conviene andare direttamente alla fonte, che sia un documento, un file o una conversazione Slack, la cronologia serve a individuarla e ChatGPT o Codex possono leggerla.
Gli utilizzi immaginati sono piuttosto concreti. Chiedere su cosa si stava lavorando prima di una pausa, ritrovare un documento consultato ore prima, ricostruire la giornata. C’è anche un aspetto legato all’automazione, perché la funzione riconosce le operazioni ripetute e può suggerire la creazione di skill per renderle più rapide. Il passaggio più interessante riguarda la tecnologia usata. Computer History sostituisce la precedente anteprima di ricerca Chronicle, ma non si tratta di un semplice cambio di nome. Chronicle lavorava sugli screenshot, mentre la nuova funzione registra eventi di interazione con il computer come clic, scorciatoie da tastiera e passaggi da un’applicazione all’altra, sfruttando le informazioni messe a disposizione dal sistema di accessibilità di macOS. Non registra lo schermo, non acquisisce video, non usa il microfono e non registra l’audio di sistema. Una prova indiretta arriva dal fatto che non viene chiesto il permesso di Registrazione schermo, proprio perché nessuna immagine del desktop viene catturata.
Permessi, privacy e limiti da conoscere
Per funzionare, Computer History richiede che la memoria di ChatGPT sia già attiva. Una volta accesa, l’utente decide quali app e quali siti contribuiscono alla cronologia, può mettere in pausa la raccolta direttamente dal menu a barra di macOS e può consultare o cancellare i dati in qualsiasi momento. Gli eventi di interazione restano sul Mac per un massimo di 48 ore. Durante l’elaborazione vengono trasmessi ai server di OpenAI per generare le memorie, che poi tornano a essere salvate localmente. Gli eventi temporanei non vengono conservati dall’azienda dopo l’elaborazione, salvo obblighi di legge. Restano fuori dalla cronologia anche le pagine visitate in navigazione privata.
Ci sono però alcuni aspetti da tenere presenti. I file di memoria generati non sono cifrati e, in teoria, altri programmi in esecuzione con lo stesso account macOS potrebbero accedervi. Esiste inoltre il rischio di prompt injection, nel caso in cui i contenuti raccolti da app o siti contengano istruzioni malevole. E siccome la funzione può registrare anche eventi che arrivano da strumenti usati per comunicare con altre persone, OpenAI consiglia di disattivarla durante le conversazioni con terzi, a meno di aver ottenuto il loro consenso espresso, e di escludere le applicazioni che contengono informazioni sanitarie, finanziarie o personali sensibili.
Chi può usarla e dove non è disponibile
Il rilascio è partito il 13 agosto sull’app desktop per Mac ed è riservato agli abbonati ChatGPT Pro, Business ed Enterprise. Al momento la funzione non è disponibile in Unione europea, Regno Unito e Svizzera. L’impostazione predefinita è la disattivazione: gli utenti Pro scelgono da soli se accenderla, mentre nei workspace Business ed Enterprise serve prima il via libera dell’amministratore. Anche in quel caso, comunque, la decisione finale sull’attivazione resta al singolo utente sul proprio account.









