In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
Il progetto BMW iX5 Hydrogen ha smesso da tempo di essere un esercizio di stile e punta dritto alla produzione in serie, fissata per il 2028. I prototipi stanno affrontando la fase più dura dello sviluppo, quella in cui non si guarda più al singolo pezzo ma a come tutto l’insieme reagisce quando la strada si fa complicata. Nel frattempo, tra Monaco di Baviera e l’Austria, si stanno allestendo le linee che dovranno sfornare la terza generazione del sistema a celle a combustibile.
La differenza rispetto alle fasi precedenti è sostanziale. Gli ingegneri stanno validando il veicolo completo, cioè il modo in cui cella a combustibile, motore elettrico, batteria ad alta tensione e gli altri componenti ad alto voltaggio dialogano tra loro in condizioni ambientali molto diverse. Interessa soprattutto capire il comportamento sotto carichi elevati e la costanza delle prestazioni nel tempo, perché chi compra una BMW si aspetta una certa dinamica di guida e non accetta cali improvvisi.
Prototipi su strada, obiettivo produzione nel 2028
Il cuore del pacchetto tecnico mette insieme la cella a combustibile, il BMW Hydrogen Flat Storage, la batteria ad alta tensione e l’Energy Master, la centralina che gestisce l’intero sistema. L’obiettivo dichiarato è migliorare il recupero di energia e l’efficienza complessiva, con prestazioni allineate a quelle della iX5 elettrica a batteria e uno scatto da 0 a 100 km/h in meno di cinque secondi. I prototipi passano anche dal centro prove BMW di Aschheim, alle porte di Monaco.
Non si parte dal foglio bianco. Dal 2023 gira una flotta pilota in oltre 20 Paesi, quasi un milione di chilometri accumulati tra gelo artico e caldo tropicale. Tutti quei dati confluiscono ora nella versione di serie, che secondo un’indiscrezione dovrebbe arrivare sul mercato con il nome commerciale di iX5 60H xDrive.
Dalla terza generazione di celle a combustibile alla catena produttiva
All’Hydrogen Competence Centre di Monaco è partito l’assemblaggio dei prototipi del sistema di terza generazione. Serve a rifinire le procedure di collaudo e a preparare il salto verso la scala industriale. Prima ci si era concentrati sulla producibilità dei singoli componenti e sulla qualificazione dei fornitori, adesso la priorità è avere processi produttivi affidabili ed efficienti prima dell’avvio della serie vera e propria.
La produzione dei sistemi è destinata allo stabilimento BMW Group di Steyr, in Austria, dove sono già arrivati i primi banchi di prova e le attrezzature, con il personale in formazione. Il sapere accumulato a Monaco viene trasferito ai team austriaci in vista del ramp up, mentre alcuni componenti aggiuntivi nascono a Landshut. Dietro c’è una collaborazione industriale pesante, visto che il sistema è stato sviluppato insieme a Toyota Motor Corporation, con un risultato più compatto, più potente ed efficiente, quindi con benefici su autonomia, potenza e consumi energetici. Sul fronte economico, iX5 Hydrogen rientra nel progetto HyPowerDrive, sostenuto dal Ministero Federale dei Trasporti tedesco con 191 milioni di euro e cofinanziato dallo Stato della Baviera con altri 82 milioni di euro.
Idrogeno e batterie senza guerre di religione
L’approccio di BMW resta quello della neutralità tecnologica, con l’idrogeno visto come complemento alle vetture elettriche a batteria e non come sostituto. L’esempio più chiaro è la nuova BMW X5, primo modello a offrire cinque varianti di propulsione: benzina, diesel, plug in hybrid, elettrico a batteria e cella a combustibile.
I numeri aiutano a capire il senso dell’operazione. Per iX5 Hydrogen la casa indica fino a 750 chilometri di autonomia nel ciclo WLTP e un rifornimento che si chiude in meno di cinque minuti. Il veicolo si muove grazie a un motore elettrico e non emette CO₂ dallo scarico durante l’utilizzo, esattamente come un’auto a batteria, ma senza dipendere da pacchi batteria di grandi dimensioni. Per chi macina chilometri o ha bisogno di fermate brevi, il vantaggio è concreto.
Resta il capitolo distributori, che BMW sta affrontando con il progetto Hydrogen Mobility at Scale, partito in fase pilota in Germania e Francia per consolidare le stazioni esistenti e preparare l’espansione nelle principali aree urbane.
Fonte: TecnoAndroid








