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Sistema nervoso iperattivo: canticchiare e acqua fredda aiutano

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Il sistema nervoso che resta acceso troppo a lungo è diventato uno dei temi su cui la ricerca sta concentrando parecchie energie, e la direzione che stanno prendendo gli studi è curiosa almeno quanto è semplice. Niente macchinari complicati, niente protocolli impossibili da seguire. Gli scienziati stanno esplorando nuove strade per recuperare il controllo di un sistema nervoso iperattivo, e tra queste compaiono gesti che sembrano usciti da un manuale di buonsenso più che da un laboratorio: canticchiare a bocca chiusa, picchiettare leggermente sulla pelle, immergersi in acqua fredda.

Detta così suona quasi troppo elementare. Eppure è proprio questa la parte interessante della faccenda, perché si tratta di pratiche che chiunque può provare senza spendere nulla e senza attrezzature particolari. La domanda che muove il lavoro dei ricercatori è se questi gesti abbiano un effetto reale e misurabile su un organismo che vive in stato di allerta permanente, oppure se funzionino soprattutto come rituale rassicurante.

Perché un sistema nervoso iperattivo diventa un problema

Quando l’organismo percepisce una minaccia, la risposta è automatica e non passa dalla volontà. Il punto è che questo meccanismo, pensato per situazioni brevi e intense, in molte persone tende a restare attivo ben oltre il necessario. È qui che entra in gioco il concetto di sistema nervoso iperattivo, cioè un sistema che continua a suonare l’allarme anche quando l’allarme non serve più.

Da qui l’interesse per tecniche che agiscono dall’esterno, con stimoli fisici semplici, per provare a riportare l’organismo su un binario più calmo. L’idea di fondo è che il corpo e la mente si parlino in continuazione, e che a volte convenga intervenire dal lato del corpo invece di provare a ragionare con i pensieri.

Canticchiare, picchiettare, acqua fredda

Il canticchiare a bocca chiusa è forse la pratica più immediata dell’elenco. Produrre un suono continuo, senza parole, con le labbra chiuse, genera una vibrazione che si propaga attraverso la gola e il petto. Non serve intonazione, non serve talento musicale, serve solo emettere il suono e lasciarlo andare per qualche momento.

Il tapping, cioè il picchiettare ritmicamente sulla pelle, segue una logica diversa ma parallela. Si tratta di piccoli colpetti ripetuti su determinati punti del corpo, un gesto che introduce un ritmo regolare e che sposta l’attenzione su una sensazione fisica precisa. Anche in questo caso il costo è zero e la barriera di ingresso praticamente inesistente.

L’immersione in acqua fredda è la più impegnativa delle tre e anche la più discussa. Il contatto con il freddo provoca una reazione immediata e piuttosto intensa, difficile da ignorare. È la pratica che negli ultimi anni ha guadagnato più visibilità, spesso finendo nel calderone delle mode del benessere, ma resta uno degli approcci che la ricerca sta guardando con attenzione proprio per la portata della risposta fisiologica che scatena.

Un campo ancora in movimento

Quello che accomuna queste tre strade è l’idea di intervenire sulla risposta allo stress con strumenti alla portata di tutti. Non farmaci, non percorsi lunghi e costosi, ma azioni che si possono ripetere durante la giornata. La ricerca in questo ambito è in pieno svolgimento e riguarda proprio la possibilità di riprendere in mano un sistema nervoso che sembra andare per conto suo.

Il fatto che siano gesti così ordinari non li rende automaticamente efficaci per chiunque, e infatti gli studi servono esattamente a capire dove finisce la suggestione e dove comincia l’effetto concreto. Per ora la lista delle tecniche sotto osservazione resta quella: suono, tocco e freddo, tre chiavi diverse per provare ad aprire la stessa porta.

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