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Auto elettriche e CO2: i ricercatori citati dalla TUM smentiscono

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Il confronto su auto elettriche e CO2 si è riacceso in Europa dopo la pubblicazione di un documento di posizione firmato dalla TUM, l’ateneo bavarese che ha messo in discussione i criteri con cui l’Unione Europea misura l’impatto ambientale dei veicoli. Il punto critico però non riguarda tanto il testo in sé quanto il modo in cui è stato raccontato, perché gli stessi scienziati citati nello studio hanno contestato con decisione l’uso che ne è stato fatto.

Secondo la lettura rilanciata da alcuni quotidiani, tra cui Bild, le normative UE sbaglierebbero a considerare soltanto le emissioni allo scarico, quelle che gli addetti ai lavori chiamano Tailpipe o Tank to Wheel. In questo modo resterebbe fuori dal conto tutta l’anidride carbonica prodotta durante l’estrazione delle materie prime e la costruzione delle batterie. Una tesi che ha fatto presa in fretta sul mondo politico, tanto che diversi esponenti hanno chiesto di rivedere subito o addirittura cancellare lo stop ai motori a combustione fissato per il 2035.

La smentita arrivata dagli stessi ricercatori citati

La reazione della comunità scientifica non si è fatta attendere. Gli esperti internazionali richiamati nel lavoro della TUM hanno preso le distanze in modo netto dall’interpretazione circolata sui giornali. Tra loro c’è Arnold Tukker, docente all’Università di Leida e figura di riferimento nel campo dell’ecologia industriale, che ha chiarito come la sua ricerca dimostri esattamente il contrario di quanto sostenuto dalle ricostruzioni più sensazionalistiche apparse sulla stampa.

A parlare sono i dati dell’analisi del ciclo di vita, il cosiddetto Life Cycle Assessment, che tiene conto proprio di quelle fasi produttive che secondo i critici le regole europee ignorerebbero. Anche mettendo in conto l’impatto iniziale più pesante legato alla fabbricazione degli accumulatori, un veicolo a batteria assicura un taglio consistente delle emissioni complessive lungo tutta la sua vita utile. Il riferimento è piuttosto preciso: la riduzione della CO2 si aggira intorno al 41% rispetto ai modelli equivalenti alimentati a benzina o a gasolio. Un dato che va nella direzione opposta rispetto alla tesi rimbalzata sui media nei giorni scorsi.

Le crepe interne all’ateneo e il nodo delle direttive europee

C’è poi una questione che riguarda da vicino la stessa università tedesca. La relazione, commissionata dalla presidenza della TUM, è stata preparata senza coinvolgere i docenti e i dipartimenti che all’interno dell’ateneo si occupano proprio di ingegneria automobilistica e mobilità elettrica. In pratica le competenze più vicine all’argomento sono rimaste fuori dalla stesura del documento, un aspetto che ha complicato ulteriormente il quadro all’interno dell’istituto bavarese.

Sul fronte energetico anche altri analisti hanno voluto dire la loro. Edgar Hertwich, dell’istituto IIASA, ha ricordato che la decarbonizzazione della rete elettrica e dell’industria pesante è già disciplinata da specifiche direttive europee. Per questo motivo l’argomento secondo cui Bruxelles trascurerebbe l’impronta carbonica complessiva della filiera risulta fuorviante. Le emissioni legate alla produzione di energia e ai processi industriali non vengono affatto dimenticate, ma sono regolate da norme dedicate, separate da quelle che riguardano le vetture in circolazione.

Fonte: TecnoAndroid

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