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Barcellona sta ridisegnando le proprie strade per difendersi dal caldo estremo, e lo fa con un piano per il clima che in Europa ha pochi termini di paragone. L’idea di fondo è piuttosto chiara. Nell’epoca del cambiamento climatico il benessere delle persone non può prescindere da un ripensamento profondo delle città, dei loro spazi e del modo in cui vengono vissute ogni giorno da chi le abita.
Non si tratta di una questione che riguarda soltanto tecnici e amministratori. La pianificazione urbana di nuova generazione chiama in causa i decisori pubblici ma anche tutti i portatori d’interesse, a cominciare dai cittadini stessi, che sono invitati a prendere parte al processo. L’obiettivo condiviso è individuare soluzioni mirate capaci di contenere le isole di calore, quelle zone dove asfalto e cemento trattengono le temperature, e di offrire un po’ di refrigerio alla popolazione quando l’estate si fa più pesante.
Qualcosa si muove anche in Italia, con iniziative diverse tra loro ma accomunate dalla stessa direzione. A Roma è comparso l’Albero Bioclimatico, a Parma si è puntato sul depaving, cioè sulla rimozione delle superfici impermeabili, e in alcuni casi si è arrivati perfino a installare impianti di nebulizzazione sui tetti delle case, pensati per rinfrescare le strade che si trovano sotto. Esperimenti interessanti, certo, che però restano per lo più interventi puntuali.
Il piano per il clima di Barcellona e le sue 242 azioni
Il caso catalano è di un’altra portata. Il piano per il clima di Barcellona, che copre il periodo dal 2018 al 2030, viene considerato una delle iniziative più strutturate almeno a livello europeo. Il traguardo finale è ambizioso e porta dritto alla neutralità carbonica entro il 2050, un risultato da raggiungere attraverso misure che lavorano su tre fronti distinti ma collegati tra loro, ovvero la mitigazione, l’adattamento e la resilienza.
Numeri alla mano, il programma prevede complessivamente 242 azioni. Non sono sparse a caso, anzi. Risultano suddivise in cinque ambiti di intervento ben definiti, che danno anche un’idea dell’approccio scelto dall’amministrazione cittadina: persone, casa, spazio comune, economia climatica e costruzione collettiva. Una struttura che tiene insieme la dimensione domestica e quella pubblica, l’aspetto economico e quello partecipativo, senza considerare la lotta al riscaldamento globale come un tema confinato alle sole infrastrutture.
Otto anni di lavoro che fanno scuola in Europa
La città catalana ci lavora ormai da 8 anni, ed è proprio questa continuità a renderla un punto di riferimento nella lotta ai cambiamenti climatici. Il dato che colpisce di più è che nessun’altra grande metropoli europea può vantare, al momento, un programma altrettanto avanzato. Barcellona si trova quindi in una posizione piuttosto particolare, quella di chi ha iniziato prima degli altri e ora può mostrare un percorso già ben avviato.
Fonte: TecnoAndroid








